Pompeii
Sei contento di te stesso? Lo sei davvero? Lo sai che l’unica persona su cui puoi contare sei te stesso? Non c’è nessun’altro. Non la tua ragazza di cinque anni. Non i tuoi genitori. Non i tuoi amici.
Il mio non è cinismo da tre soldi da prima lettura di Nietzsche. È una considerazione analitica. Fredda, quello sì, ma razionale. Chiunque può morire, anche la persona di cui non riusciresti fare a meno. O sbagliare, anche ingenuamente, e compromettere qualcosa per sempre. O finire sullo sfondo, ormai trasparente.
L’unica cosa che hai, un cazzo di bastone interiore su cui appoggiarti, che metafora di merda, sei te. Sei a posto con te stesso? Sei onesto? Fai quello che devi fare? Fai quello che hai bisogno di fare? Fai quello che si dovrebbe fare?
Io no. Non sono onesto. E la pagherò cara.
"Clothing is a way we represent ourselves to others. This self-representation couldn’t be more significant. When you dress, you are making a statement; not a fashion statement, but a statement of identity. If you put on a jacket and tie, for example, you are signifying to others that you take the occasion seriously, whatever that occasion may be. If someone looks at you and interprets how you dress, they are not being superficial. They are reading the message that you wrote. If that message says, “I am to be respected,” then they will respect you. The language of clothing is as complex as the spoken word, but ignorance of it is no excuse. Can one earn respect in other ways? Certainly, and one should. But that’s no reason to open a conversation with someone by saying, without words, “this is not important to me."
Come si fa a dimagrire
Dimagrire in tempi brevi, tipo un mese/due, è impossibile. O meglio: è possibile ma li riprendi quando smetti di fare la dieta (o quel che facevi). C’è una spiegazione ormonale, ma non sto ad annoiarti.
Quindi: dimagrire deve essere un progetto a lungo termine.
Il tuo corpo è divisibile in due parti: massa grassa e massa magra. La magra sono muscoli, ossa, e robette varie. La grassa è il grasso che viene stivato sotto la pelle (pancia, gambe, culo, ecc.).
Puoi agire sulla massa grassa diminuendola, sulla magra aumentando la muscolatura.
I muscoli consumano energia. Ne consumano tantissima. Più hai muscoli e più questi richiedono energia, quindi se Tizio muscoloso e Caio magrolino mangiano la stessa cosa Caio, il magrolino, ingrassa molto di più. Il corpo di Tizio invece deve usare tantissima energia per mantenere i muscoli, perciò ne ha meno da stivare come grasso.
Un modo facile per dimagrire quindi è aumentare i muscoli. Fai pesi, o allenamenti a corpo libero, sprint. Insomma: tutti sforzi BREVI ma INTENSI che stressano il muscolo e lo fanno aumentare. Evita come la peste sforzi poco intensi ma prolungati (tipo: correre), perché non creano muscolo ma anzi lo bruciano — per capirci: devi allenarti come chi fa i 100 metri, non come i maratoneti. E soprattutto: spingiti sempre oltre ai tuoi limiti. Alzare 50Kg una volta al giorno per un anno non dà risultati. Alzare 1Kg il primo giorno, 2 il secondo, 3 il terzo, e così via, stressa il muscolo e lo spinge a svilupparsi.
Il secondo metodo per dimagrire è agire sulla massa grassa. Detto in parole povere: mangia meno. Sebbene mangiare meno funzioni, è un processo lentissimo e il tuo corpo sarà contrario ad effettuarlo (un ormone su tutti: la leptina) (è un adattamento evoluzionistico).
Se vuoi dimagrire senza tanto sforzo puoi fare così: mangia cibi che saziano di più — tenderai così a mangiare di meno. Mangia: carne, pesce, verdura, un po’ di frutta. Evita cibi che saziano di meno (alto indice glicemico), tipo: pasta, pane, riso, e simili. È un po’ più complesso il discorso ma non entro nei dettagli.
I carboidrati NON saziano. I grassi e le proteine sì. Quindi potendo scegliere mangia cibi con alto contenuto di proteine, medio di grassi, zero o quasi di carboidrati.
Altra cosa: se mangi un alimento con tanti grassi non è che diventi grasso. Il grasso mangiato non c’entra niente col grasso corporeo.
Aggiungo un’ulteriore precisazione: sebbene sia possibile aumentare la massa muscolare in un punto preciso del corpo (se fai addominali ti vengono addominali più grossi), è impossibile diminuire il grasso a zone. Tradotto: non esiste alcun esercizio per perdere solo la pancia, o solo il grasso nelle coscie, e così via. Se perdi peso lo perdi in tutto il corpo, punto.
In breve: allenati con sforzi brevi ma intensi; evita cibi con alto contenuto di carboidrati e mangia un pochino meno.
Mi premeva riportare queste due chicche, ma non su IMM che lì faccio la persona seria
Alessio Biancalana su Intervistato:
Apple sta scontando la pena per non aver mai coinvolto l’utente, seppur in minima parte, nel suo processo di produzione, ed aver trattato sempre i suoi acquirenti come sudditi, consegnando loro un prodotto, a fine “anno accademico”, non configurabile, non hackabile, non riparabile con mani proprie. Ed è questo che ha fatto perdere la percezione della “magia” alle persone: la consapevolezza di poter sfruttare il proprio diritto di consumatori per preferire altro; una piattaforma, cioè, che non limiti l’utente ma anzi ne metta in evidenza le capacità facendo si che possa emergere, per chi lo vuole, quello spirito hacker che in questi vent’anni era andato a dormire per far posto a quel sentimento di “non ci serve la mente, non ci serve esercitare la téchne greca, vogliamo solo essere utenti”.
Mio padre è ansioso di hackerare il nuovo iPhone.
A quanto pare (come anche per Windows 8, dove l’hype c’è ma è abbastanza tiepido), la folla soffre di un deficit d’attenzione verso i prodotti closed source, rivolgendosi invece ad alternative dove la community è parte attiva.
Aggiungerei: questo è l’anno di Linux sul desktop. Me lo sento.
Raffaella Cattani su Geekalicious:
Il design che per molti è un dettaglio, un in più, che invece per Apple, a ragione, è tutto. Steve Jobs ha espresso più volte un concetto che per me, che faccio la designer per passione e professione, è da sempre un concetto trainante: il design non è solo estetica, il design è funzionalità.
Poco dopo, sempre nello stesso articolo (grassetto mio):
oltre ad essere obiettivamente rattristata della calata unicità del design, […] discutibile la scelta di portarlo [iPhone 5] a 4″ semplicemente alzando il display e mantenere praticamente identica la forma del 4 e 4S che per quanto stupenda ha leggermente stancato
È qui che la casa di Cupertino si trova ormai a venire a pugni con il suo stesso principio di «un dispositivo, un sistema operativo, un target di sviluppo». Essendo l’intero sistema operativo e il parco applicazioni scritto per una determinata risoluzione, le applicazioni non possono adattarsi automaticamente ad una nuova risoluzione. Per questo motivo Apple non può permettersi di aumentare che l’altezza del proprio dispositivo, e per lo stesso motivo le applicazioni vecchie su iPhone 5 saranno visualizzate con due antiestetiche bande nere sopra e sotto. Viva il design. Dall’altra parte, l’ecosistema Android non ha mai avuto di questi problemi: essendo il software scritto per adattarsi alla dimensione del dispositivo, è in grado di supportare qualsiasi tipo di risoluzione e di grandezza, senza bisogno di modifiche.
Lo traduco: iOS ha cambiato risoluzione due volte. La prima quadruplicando i pixel per rendere Retina i dispositivi. Un po’ noiosetto per gli sviluppatori ma neanche troppo, perché non sono cambiate le proporzioni dello schermo ma è stato soltanto reso più definito. La seconda volta, questa, è stato allungato. Buona parte degli sviluppatori dovrà cambiare poco o niente (basterà inserire una riga in più di contenuto), ne soffriranno un po’ alcune app particolari.
Android, invece: ogni giorno escono telefoni con schermi dalle proporzioni e lunghezze diversissime. Le applicazioni spesso sono merda (sì, merda) perché gli sviluppatori dovendo adattarsi ad ogni risoluzione devono compromettere qualche dettaglio nel design. Sì, l’SDK di Android è “responsivo” (lo chiamo così perché non conosco i termini tecnici), ma è più facile curare la grafica per due risoluzioni o per 1000 (anche se aiutato)? Quale sarà più precisa?
Le cose che non esistono
Son invitanti
le cose che non esistono.
L’altra sera
mi son fatto un viaggetto
ero bello
un pisello enorme
pure la tartaruga, dalla parte giusta
Stavo piangendo
ti sei avvicinata
— tutto bene?
— no
— cosa fai?
— piango
— sei una persona meravigliosa
— ma se non sai chi sono
— hai ragione
— lo so
— piangi ancora?
— non ho finito
— posso baciarti?
— ho il moccio sul labbro
— non mi importa
— c’è la partita
— voglio stare con te
— sei un uomo, la vuoi vedere
— baciami
— dopo
Poi si è girata
mi son dimenticato di parlarle
l’idea era bella
ma mi è bastato il viaggetto
Il matrimonio gay, già
Da Il matrimonio gay, già su Il Post:
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è una questione culturale, di dibattito da bar, di discussione sulla procreazione, sul nome da dargli, su chi ci tenga a sposarsi e chi no, sulla famiglia coi figli o senza, sulla religione. Alle coppie eterosessuali non è richiesto di discutere di questi aspetti per potersi sposare, e questo è uno stato laico. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è semplicemente una questione di diritti e libertà: in Italia ad alcuni è permesso di scegliere se sposare la persona che amano e costruire una famiglia basata su questo e ad altri no.
Su prigioni, mestieri, e premi a chi legge libri
Leggo sul Guardian:
Brazil will offer inmates in its crowded federal penitentiary system a new way to shorten their sentences: a reduction of four days for every book they read.
Inmates in four federal prisons holding some of Brazil’s most notorious criminals will be able to read up to 12 works of literature, philosophy, science or classics […]
Prisoners will have up to four weeks to read each book and write an essay that must “make correct use of paragraphs, be free of corrections, use margins and legible joined-up writing” […]
Non ricordo la fonte e non ho voglia di andarla a cercare, ma mi torna in mente un esperimento simile effettuato nelle scuole statunitensi considerate “peggiori” (come resa degli studenti, comportamento, e chissà quali altri parametri). Furono due le strategie adottate, ricordo: la prima prevedeva premi in denaro per ogni buon voto ottenuto — ad esempio 5€ per un 8, 10€ per un 9, ecc., la seconda premi in denaro per ogni libro letto — tipo 20€ per leggere l’Ulisse di Joyce. I risultati si rivelarono sorprendenti: la prima strategia fallì miseramente, non fu notato un incremento sostanziale delle medie scolastiche. Il secondo, invece, pur non agendo sul breve termine portò risultati significativi nel lungo periodo, fu riscontrata una crescita dell’interesse degli studenti e dei loro voti.
La prigione, un po’ come il sistema scolastico, ha il compito di educare le persone e renderli esseri umani migliori. Entrambe falliscono spesso, ma approcci del genere possono essere una soluzione allettante, sia per chi li metterà in pratica che per chi li “subirà” (e in tanti stanno condannando l’attuale metodo di insegnamento nelle scuole medie e superiori; pesante, anacronistico, e poco coinvolgente). Tornando alla questione prigioni: la via, a mio avviso (ma son ignorante, potrei sbagliarmi), è mettere insieme esperimenti letterari come quello effettuato in Brazile a tentativi più pratici, come quello svedese dove dei detenuti vivono in libertà (su un’isola speciale) e imparano un mestiere, al fine di velocizzare il re-integro nella società.
A costo di dire una baggianata naïf: se un detenuto appena uscito da prigione si ritrova solo porte chiuse, nessuna azienda che lo assume, e il disprezzo del resto della società è facile che ricada nei comportamenti “sbagliati” per cui è stato incarcerato. Un ex-detenuto che nel corso degli “anni dentro” ha avuto modo di imparare un mestiere e che si ritrova un’impresa disposta ad assumerlo, invece, sarà molto meno propenso a riprendere la vecchia vita, in fondo è in una buona situazione, perché non sfruttarla.
Ma queste cose le han già dette varie persone prima di me, persone molto più sagge e competenti del sottoscritto.
Il metodo Stanislavskij
Se scrivere, dovessi trovarne un pregio, direi che è un po’ come girare il mondo. Anzi, specifichiamo: è un po’ come girare le emozioni del mondo.
Essendo uno parecchio strambo, io, ho trovato un metodo particolare per evitare di dare di matto e come risposta alle insidie della vita decidere di liberare la mia essenza costringendomi ad una vita bohèmienne sotto il primo ponte non occupato da barboni. Quando mi ritrovo un’emozione sgradita, che so, tipo malinconia, indifferenza, o apatia nostalgica, io mi metto lì e seziono questo stato di coscienza. Ma non è che lo seziono per analizzarlo, quelli che han provato a categorizzare le risposte chimico-mentali dell’Homo Sapiens Sapiens si son ritrovati a credersi Cesare un attimo dopo che l’idea di una penisola italica tutta sua gli sfiorasse la mente, passato il famoso fiume emiliano.
Constatata la temporanea supremazia di un’emozione sulla mia attività celebrale mi viene facile scacciarla adattando una versione del metodo Stanislavskij all’unica cosa di cui mi è rimasto un minimo di controllo volontario: la scrittura.
Sezionando uno stato d’animo, dicevo, è possibile estrarne una sua particolare sfumatura al fine di denudarla una volta per tutte per poterne parlare. Prendiamo l’indecisione tra due distinte scelte, ad esempio, e trattandola come una sezione anatomica di un più grande concetto (sgradito) quale l’apatia verso lo status quo, mi risulta facile assegnare questa caratteristica ad uno sfortunato personaggio di fantasia. L’abbinamento però è solo il primo passo verso la pulizia: c’è bisogno di esagerare la caratteristica, gonfiandola come un palloncino di una fiera cittadina in procinto di lasciarsi andare alle forze che lo pregano di assaporare un’idea di libertà a lui (ancora per poco) sconosciuta.
Tramite questa particolare tecnica, che altro non è che un’immedesimazione totale in questo sfortunato personaggio vivente in un universo identico al nostro (tranne che per la combinazione di eventi che ha regalato al nostro signorino la goffa e a tratti surreale emozione), al fine di potersi gustare, dopo aver scrupolosamente seguito tutte le altre leggi della fisica e del pensiero umano, una meta-osservazione della scenetta — in qualità di narratore onnisciente dotato di un forte senso dell’ironia. Il narratore potrà perciò, una volta resosi conto dell’assurdità della situazione, de-meta-izzarsi, potendo finalmente confrontare la propria emozione con il divertente (nel senso più cinico del termine) e grottesco episodio di fantasia, così da liberarsi in pochi attimi delle proprie pene.
Sommersi
Questa qua è una cosa che scrissi non ricordo bene quando per la ragazza che contro tutte le aspettative mi sta ancora accanto. Se non ti piacciono le cose smielose, robe che parlano di sentimenti tipo l’amore, o se il cinismo ti permea e non credi che qualcosa di più tra due persone sia possibile; be’, se almeno una di queste cose è vera, evita di leggere, non ci guadagneresti niente. Se intendi leggere e hai su della musica stoppala, metti questa canzone e dopo un pochino comincia a leggere. Ci sta bene, secondo me.
È strano che la gente abbia paura del mare
Conosco persone che non si sono mai bagnate i piedi
Preferiscono giocare sulla sabbia anche se scotta
Le rive sono spoglie, come non mai
La prima volta che l’acqua così delicata
Mi ha solleticato le dita dei piedi
Pensavo di poter combattere le onde
Che stupido che sono stato
La prima volta che immergi il tuo corpo
In quel freddo liquido trasparente
Non senti altro che dolore, vorresti uscire
E ti chiedi chi te l’ha fatto fare
Sarebbe stupido fermarsi lì eppure
vedo così tante persone che guardano sott’acqua
evitando con cura le buche
che le farebbero cadere
È solo in quell’attimo in cui non hai più timore
di vederti sommergere dal mare
che il tuo corpo sparisce
e scopre di saper nuotare
(Sapevi che non si sentono le onde sott’acqua?)
Tutte le tue paure, le onde che vedevi
Sono come scomparse nel nulla
Ora puoi lasciarti trasportare
E perdere il controllo
Il tuo corpo non esiste
La tua persona è svanita
I sensi si perdono nella percezione
Perché qualcosa di più grande li ha sommersi
Zero
Buttati. Non può essere così difficile.
Le onde non sono che un’illusione. Se le tocchi si scansano. Non lo fanno mica apposta, devono tenerti a debita distanza.
Non provare a buttarti.
Non hai visto niente e non sai cosa c’è sotto. Alza gli occhi. Guarda più in là. Verso il basso. Dovresti riuscire avedere qualcosa, ma non ce la fai. Te lo sei mai chiesto perché?
Buttati.
Parli di essere presente. Dici che le proiezioni mentali sono miraggi. Costruzioni. Hai visto troppe volte Inception, giri con un pezzettino di compensato che dovrebbe aiutarti a capire cos’è reale. Un totem, dai, fa’ la finita. Sei solo ridicolo, non vedi che è tutto una montatura?
Non farlo.
Limiti. C’è un motivo se esistono. Soglie da non oltrepassare. Non sei la prima testa di cazzo che pensa di sapere tutto. Che pensa di aver capito. Potresti provare a metter giù una mano, più a fondo, e vedere cosa succede. A toccare l’acqua, quell’acqua che pensi si scansi ma che non hai mai voluto avvicinare. Una mano. Ma non hai le palle per farlo, non ce l’hai mai avute.
Non hai più tanto tempo.
Se vuoi ti faccio un conto alla rovescia. La tua forza di volontà ti ha portato fin qua, adesso sei te a dover fare il resto. Dieci, nove.
Non ti muovere.
Otto, sette. Hai vissuto tutta la tua vita in questo modo. Hai una ragazza, un piano di studi, e dei genitori che ti pagano le sigarette. Hai l’onore ti porterti uccidere coi loro soldi, hai mai visto qualcuno pagare una persona a cui teneva per vederla ammazzarsi? Sei, cinque.
Vai.
Quattro, tre. A questo punto non esistono idee. Non c’è più spazio. Una sola realtà, quella che hai evitato fino ad adesso. È un momento. Un attimo. Pensa a tutti quei figli di puttana che ti hanno preceduto e che non sono riusciti a farlo. A come li guardi. Il disprezzo. Non sei mai riuscito a perdonarli. Hai provato a capirli, sì, ma non puoi mollare tutto così. Senza palle. Due, uno. Cosa sarà passato loro in testa? Perché? Quando hai capito, quando hai visto come stanno le cose realmente non puoi tornare indietro. Non puoi. È scegliere di inginocchiarsi. Chiedere perdono ad una vita che non hai mai voluto. Che hai chiesto, ma non così. Padrone, mi dica cosa posso fare per lei. Un altro bicchiere d’acqua? Ma non ne ha appena bevuto uno?