L’intelligenza artificiale - una introduzione

Come ogni maturando che si rispetti mi sono presentato alla commissione per l’esame orale con un breve approfondimento su un argomento a piacere. La mia scelta è ricaduta sull’intelligenza artificiale. Parlo poco di robot e macchine, di più di cosa veramente intendiamo con intelligenza e da dove deriva, quindi è una lettura che mi sento di consigliare a tutti e che non richiede conoscenze specifiche.

La tesina è strutturata come una discussione ed è formata da tanti “pezzi di puzzle” leggibili separatamente; ciò non toglie, comunque, che leggerla seguendo l’ordine che ho deciso sia la scelta migliore per chi vuole comprenderla appieno.

La potete scaricare gratuitamente seguendo questo link e potete usarla in qualunque modo vogliate. Se la citate, o la prendete come esempio, o anche la copiate pari pari, non è un problema. L’unica cosa che vi chiedo è di farmelo sapere scrivendomi a meCHIOCCIOLAdiegopetrucciPUNTOit.

Nota: Verso la fine parlo di un video, lo potete trovare qui.

Dieci minuti spesi bene come non lo facevo da tanto tempo.

Opportunità

Tante persone, quando gli viene chiesto di compilare un curriculum, sono in difficoltà. Non perché non sanno parlare o formulare le giuste frasi, ma perché quella domanda è maledetta: ti pone davanti a te stesso e ti chiede “beh, cosa hai fatto di bello fin’ora?” E la maggior parte delle persone comincia ad elencare diplomi ed attestati di 5, 10, 15 anni prima. E’ una cosa tristissima.

Quest’anno ho compiuto 18anni, ed è avvenuta in me la trasformazione più importante di tutta la mia vita. Non per l’arrivo della maggiore età, quella non cambia niente, ma perché volente o nolente ho cominciato a chiedermi quale fosse il mio obiettivo nella vita. Non ho trovato risposta.

Io, essendo di Agosto, sono nato tardi, e l’anno nuovo è arrivato prestissimo per me. Non poteva succedermi cosa migliore. Con l’anno nuovo le persone fanno le famose promesse. C’è chi vuole smettere di fumare, chi farà attività fisica, e chi si è deciso a trovare un lavoro. Il problema è che iniziano queste attività contemporaneamente. Ma la motivazione, quel fattore che ti fa tirare avanti anche nei momenti difficili, è una risorsa scarsa; così falliscono.

A inizio anno i pezzi del puzzle hanno cominciato a incastrarsi. Ho avuto la fortuna di capire cosa mi interessa davvero e ho potuto prendere provvedimenti per conseguire gli obiettivi che mi sono posto. Con calma, uno alla volta.

Mi ritrovo a scrivere questo post per mettere in mostra tutta la mia fierezza per quello che sto facendo. Sono riuscito a trovare un argomento per un blog che mi piace, dove ci sono varie persone che mi aiutano. Ho comprato un basso e mi esercito quotidianamente, così come quotidianamente faccio attività fisica. Ho cominciato a studiare i vari linguaggi del web per poter realizzare i siti, sperando che un giorno possa diventare lavoro. Viaggio sulla media dell’otto a scuola, importantissima quest’anno che ho l’esame. E, non mi stancherò mai di dirlo, ogni giorno ho la fortuna di vedere la mia ragazza.

Chiamatemi orgoglioso. Lo sono. Lo sono perché dal nulla sono riuscito a creare ciò di cui vi ho parlato, e l’ho fatto in tre mesi. Non è intelligenza o fortuna, è solo frutto di tanta fatica e sana dedizione, oltre che, aspetto fondamentale, diligenza. Tutti possono fare ciò che hanno sempre sognato, devono solo capire che le opportunità non cadono dal cielo, ma vanno create.

Una demo di Swype, un innovativo tipo di tastiera per touchscreen

questa canzone è dedicata a lei

Any time at all, any time at all, any time at all , all you’ve gotta do is call and I’ll be there. If you need somebody to love, just look into my eyes, I’ll be there to make you feel right. If you’re feeling sorry and sad, I’d really sympathize. Don’t you be sad, just call me tonight. Any time at all, any time at all, any time at all , all you’ve gotta do is call and I’ll be there. If the sun has faded away, I’ll try to make it shine, there’s nothing I won’t do If you need a shoulder to cry on I hope it will be mine. Call me tonight, and I’ll come to you. Any time at all, any time at all, any time at all , all you’ve gotta do is call and I’ll be there. Any time at all, all you’ve gotta do is call and I’ll be there.

Truly Amazing. Non ho altre parole per questa bellezza.

BEST.FUCKING.POST.EVER

L’iPhone e l’iPad hanno un dannato bisogno di diventare uomini

C’è un tratto dell’analisi di Jason Snell su Macworld riguardo le differenze NexusOne e iPhone che mi ha colpito particolarmente:

When I first mentioned I was trying out a Nexus One, I heard from a collection of Mac users who seemed stunned by the idea that any Mac user would use a non-Apple smartphone. Yes, it’s true that many smartphone operating systems—I’m thinking Windows Mobile and BlackBerry—have been indifferent or even hostile to Mac users in the past. Android seems different. In fact, Android doesn’t seem to have been designed with the existence of personal computers in mind. You can use an Android phone even if you never, ever connect it to a computer.

In sostanza dice che i telefoni Android sono totalmente indipendenti dal pc e puoi benissimo usarne tutte le funzionalità senza doverli mai connettere al computer tramite un cavo. Quando sarà quel giorno che noi utenti iPhone potremo fare altrettanto?

Non mi sono mai trovato così bene come sono ora, con l’accoppiata Macbook e iPhone. Tutto si sincronizza alla perfezione e raramente mi capita di dover sistemare qualcosa. Il problema è che non ho voglia di connettere l’iPhone al Macbook ogni volta che aggiorno iCal, iTunes, etc… Io come tanti altri utilizzatori sono tremendamente pigro. Spesso giro con le playlist sull’iPhone vecchie di settimane, e ciò non fa altro che aumentarmi l’odio verso questo tipo di sincronizzazione.

Riprendendo il titolo, gli iPhone e iPad hanno bisogno di diventare uomini, ovvero di rendersi indipendenti al collegamento coi computer. Penso che l’iPhoneOS 4.0 varrebbe la candela se integrasse anche solo questa funzionalità.

Di regole, costanza e passioni

Non è tanto che mi sono dato al minimalismo. All’inizio l’ho considerato solo come una filosofia estetica. Mi piacevano le case minimaliste, così come gli oggetti. Non a caso ho comprato un Macbook. Forse è partito tutto da lì. Dicevo, dopo la fase estetica sono passato al minimalismo come filosofia di vita. Penso che si possa descrivere più o meno così:

Trova le cose che ti interessano veramente, elimina tutto il resto e falle. Perché se ti concentri su ogni minima cosa non farai mai quello che conta veramente.

Detto questo, come applicarlo? Tra l’altro frequento ancora il liceo e ciò significa che la mattina non posso fare niente oltre che stare a scuola e il giorno devo studiare. Non è che mi rimanga tantissimo tempo libero. Fino a qualche tempo fa non sapevo come riuscire a far conciliare tutto e lo stress si accumulava. Ora, però, penso di aver trovato un escamotage.

Premetto che uso Things per segnarmi tutto ciò che devo fare e che mi viene in mente. Lo consiglio a tutti, usare un programma del genere ti aiuta a razionalizzare le idee che hai in testa e soprattutto a organizzarle. Comunque, era mia consuetudine aprire Things, guardare cosa dovevo fare in giornata e cominciare dal task (compito) più facile e farli. Il problema è che spesso non riuscivo a farne più di 5-6 e la maggior parte delle volte erano quelli più facili, così le cose più problematiche e noiose si accumulavano. Sembrava non esistere una via d’uscita.

Ora mi comporto diversamente. La mattina, nel primo momento libero che ho dò un’occhiata alla lista di cose da fare in giornata e - oltre ai compiti che devo svolgere per forza, tipo studiare o andare dal dentista - scelgo tre cose che sento più urgenti e importanti. Tutte le altre le rischedulo (ovvero le assegno ad un altro giorno) o, se non trovo un giorno adatto, le cancello. Anche se sembrano importanti, perché tanto se lo sono mi torneranno in mente prima o poi.

Tre cose da fare non sono tante. Ad esempio ieri ho scansito la copertina di un libro, ho chiamato il call center della vodafone per sistemare un problema e ho riordinato un cassetto. Avrò impiegato meno di tre quarti d’ora a fare tutto. E’ poco, certo. Ma se non avessi mai fatto una scelta, probabilmente anche ieri avrei scaricato qualche programmino per l’iphone e fatto altre cazzatine, senza concludere nulla. O meglio, avrei finito tutte le “cazzatine”, ma procastinato sulle cose importanti.

A volte, se vedo che il tempo impiegato è poco, prendo un timer e metto un conto alla rovescia di trenta minuti. In quei trenta minuti faccio tutto ciò che riesco a fare, ma appena il conteggio arriva a zero smetto, anche se sono nel bel mezzo di un compito. Può sembrare un metodo strano ma lo consiglio: è sorprendente vedere quante cose si fanno in soli trenta minuti, perfino sono arrivato al punto di divertirmi a farne il più possibile.

A proposito di trenta minuti, applico questa regoletta anche alle cose che considero realmente importanti™. Ho scelto di dedicare il mio tempo libero al basso, allo scrivere sui miei blog (anche per migliorare la mia qualità di scrittura) e all’allenamento fisico. Compio tutte queste azioni nei trenta minuti predisposti, ogni giorno. Non uno più, non uno in mento. Anche qui, trenta minuti possono sembrare pochi. Ma se suono il basso ogni giorno per mezz’ora significa che ogni settimana l’ho suonato per ben tre ore e mezzo. Tutte le settimane. Ci sono persone a cui piace immergersi totalmente in una nuova passione, ma spesso si bruciano subito. Anche io ero così, spesso trovavo qualcosa che mi ispirava e lo praticavo/studiavo per tutto il giorno tutti i giorni. Non penso che occorra sottolineare che dopo un paio di settimane mi era già passata la voglia e così come la passione.

Abitudini

Solo di recente ho notato una cosa a prima vista insignificante ma che comporta alcune discrete conseguenze. La maggior parte dei programmi disponibili, che siano per Mac o Windows, hanno versioni di prova della durata di una settimana, al massimo due. Altri, invece, ne hanno di ben più lunghe: a volte fino a due mesi. Come mai questa differenza?

Leo Barbuta è da parecchio tempo che scrive che affinché si possa formare un habit (abitudine/usanza) ci vogliono almeno 60 giorni in cui esso viene ripetuto quotidianamente. Non ho idea se la cifra possa essere esatta, ma poco importa. Il fulcro è che non è in dieci giorni che ti abitui a qualcosa. Visto che la maggior parte dei programmi offre questo periodo come prova, non capisco come qualcuno possa rimanere convinto e comprare la versione completa, a meno che non lo fosse già dall’inizio.

Faccio un esempio pratico: se dopo dieci giorni dall’acquisto dell’iPhone mi avessero chiesto quanto ne ero dipendente (nel senso buono del termine) avrei detto poco, quasi nulla. In fondo non avevo ancora compreso appieno le sue dinamiche interne e i paradigmi. Ma se mi ponessero ora la stessa domanda risponderei che non potrei farne a meno. O meglio, potrei farne a meno, ma la qualità della mia vita diminuirebbe considerevolmente. Ho sviluppato certi comportamenti rituali che mi verrebbe difficile compiere con altri mezzi con la stessa facilità e immediatezza.

Detto questo, secondo me chi stabilisce per quanto possa essere provato un programma raramente ha idea di questi argomenti. Se sviluppassi software proporrei almeno un paio di mesi. Almeno. Perché poi il costo dell’abituarti nuovamente ad un nuovo ambiente è troppo alto per molti, non tutti hanno il tempo di imparare a usare un altro strumento.