Perdere l’allineamento - una guida per la vita
Non sono uno di quelli che crede che ognuno di noi abbia un compito nel mondo, un obiettivo inciso su una pietra custodita in paradiso. L’evoluzione ci ha dato il compito di sopravvivere, non di sentirci appagati. Ciò nonostante, ci piace sentirci felici. Sentirci compiuti. Ho trascorso gran parte della mia vita a cercare un argomento di cui mi potessi innamorare. Non credo di poter dire di averlo trovato ancora. O perlomeno, non ho avuto l’illuminazione dipinta dall’immaginario comune come un flash improvviso. In compenso ho imparato un paio di cosette che mi torneranno molto utili.
Ho scoperto che le persone non cambiano. Rimarrai ciò che sei per tutta la tua vita. Chiamalo come vuoi, ma il tuo comportamento, la tua morale, la tua anima: niente di tutto questo si sposterà di un solo millimetro nei prossimi dieci anni. Puoi continuare a mentirti, puoi anche non avere ancora capito chi sei realmente, ma non ti scrollerai mai di dosso il tuo vero te.
Chi sei, come facilmente intuibile, influenza pesantemente i tuoi interessi. Una persona buona non potrà mai fare il commerciante, lavoro nel quale bisogna - fondamentalmente - essere bravi a fregare il prossimo. Così come un egoista difficilmente diventerà medico. Ripeto, magari non sai ancora chi sei, ma il discorso non cambia. E, quando alla fine capirai, ti aspetteranno delle belle sorprese. “Belle” in senso lato.
Le persone non cambiano, ma non per questo qualcuno deve aver deciso cosa sono. La tua mente è plasmata dall’ambiente in cui vivi, le relazioni con le persone a te vicine e, in parte, dal tuo corredo genico. Sei il frutto di un enorme numero di fattori che ti hanno fatto diventare così come sei. Ma, data la complessità dei loro rapporti, sei per lo più il figlio bastardo del caso. Sei “croce” nel centomilionesimo lancio di una moneta da cinquanta centesimi. E non è detto che “testa” non sia uscito.
I tuoi interessi, perciò, da dove vengono? Fondamentalmente dal nulla. Una volta che sei riuscito a capire chi sei, solo in quel momento puoi scoprire ciò che ami. Spesso, però, le tue passioni sono dei buoni indicatori per rivelare la tua vera identità - anche se questa va ben aldilà. E considerato che il vero te è frutto del caso, pure i tuoi interessi lo sono. Non sto dicendo che questo sia un male o tu debba scoraggiarti. È come decidere di suicidarsi dopo aver scoperto che noi umani siamo solo un piccolo punto a nord dal centro della nostra galassia. Letti dal punto di vista dell’universo intero fondamentalmente non contiamo una sega, ma è da questo livello che dobbiamo vivere le nostre vite? No. Il sistema di riferimento in cui ci troviamo per tutta la nostra vita è un altro, ben più “terreno”. Non ho mai visto dei batteri presi dalla depressione cosmica, incapaci di continuare a vivere per via della loro scarsa intelligenza, e mai ne vedrò. Il livello da cui si analizzano è un altro, semplicemente.
Riuscire a determinare i propri interessi è fondamentale per vivere bene. Un tizio ha avuto la sapienza di dire: “Chi ogni mattina si alza per fare ciò che gli piace è uno che in tutta la vita non ha mai lavorato”. Quanto ha ragione! Come fai ad anche solo guardarti allo specchio e fidarti di te stesso se sai che stai per fare qualcosa di cui non vai fiero? Il buono di cui parlavo prima potrebbe certamente imparare a fare il commerciante e arrivare a conoscere le migliori tattiche per fregare il prossimo, ma riuscirebbe a raccontare ad un figlio del suo lavoro con gli occhi pieni di gioia? Non credo.
Capire cosa realmente ti piace è difficile, alcune persone non riescono a farlo in tutta la vita. Ci sono qualche trucchetti, tra cui il migliore è chiedersi: “Qual è la cosa che sapendo di avere un buco di un’ora (o più) nella mia giornata farei più volentieri?” C’è a chi piace leggere. Chi si diverte a giocare videogame retrò. Chi andrà in garage e smonterà la macchina per vedere perché andava male. Devo davvero mettermi a spiegare per filo e per segno cosa dovrebbero fare queste persone nella loro vita?
La lezione più importante che mi ha insegnato il minimalismo è togliere tutto il superfluo e rimanere con lo stretto necessario, così da spenderci più tempo e goderselo. Lo stretto necessario non significa vendere vestiti, computer e casa e andare a stare in una caverna sopravvivendo, tutt’altro. Significa far finta di vedere il film della propria vita e decidere di fare solo le cose che si è visto (suggerimento: le più importanti per noi) e non il resto. Il problema, però, nasce quando la purga è svolta correttamente, ma sono le basi di partenza ad essere sbagliate. Come fai a decidere di rimuovere tutto tranne “x” se non sai se “x” è ciò che ti piace realmente?
Tanti filosofi, poeti e scienziati si sono chiesti quale sia il vero significato di felicità e come sia possibile raggiungerla. Non sono un genio, ma credo di aver capito quali siano gli ingredienti base. Essere felici significa stare bene, non essere stressati, alzarsi la mattina e fare ciò che ci piace fare. In parole povere, essere felici significa allineare il nostro cammino quotidiano col nostro cammino “interiore”. Essi non coincideranno mai, ci sono troppi fattori casuali che andranno ad interrompere la sovrapposizione da voi creata, ma ciò non significa che non possiate avvicinarli il più possibile. E, come avrete capito, l’infelicità deriva dalla perdita di allineamento. Un gatto sarà felice solo se avrà modo di fare il gatto, non se deciderà di fare la parte del cane. [La metafora è pessima, ma dovrebbe rendere l’idea]
Capire qual è il proprio “cammino interiore” è fondamentale, ma ancora più importante è allinearlo a quello esteriore. E, ogni volta che vi sentite infelici, alzate lo sguardo e chiedetevi: “riesco a vedere la linea che stavo seguendo?”.
L’intelligenza artificiale - una introduzione
Come ogni maturando che si rispetti mi sono presentato alla commissione per l’esame orale con un breve approfondimento su un argomento a piacere. La mia scelta è ricaduta sull’intelligenza artificiale. Parlo poco di robot e macchine, di più di cosa veramente intendiamo con intelligenza e da dove deriva, quindi è una lettura che mi sento di consigliare a tutti e che non richiede conoscenze specifiche.
La tesina è strutturata come una discussione ed è formata da tanti “pezzi di puzzle” leggibili separatamente; ciò non toglie, comunque, che leggerla seguendo l’ordine che ho deciso sia la scelta migliore per chi vuole comprenderla appieno.
La potete scaricare gratuitamente seguendo questo link e potete usarla in qualunque modo vogliate. Se la citate, o la prendete come esempio, o anche la copiate pari pari, non è un problema. L’unica cosa che vi chiedo è di farmelo sapere scrivendomi a meCHIOCCIOLAdiegopetrucciPUNTOit.
Nota: Verso la fine parlo di un video, lo potete trovare qui.
Dieci minuti spesi bene come non lo facevo da tanto tempo.
Opportunità
Tante persone, quando gli viene chiesto di compilare un curriculum, sono in difficoltà. Non perché non sanno parlare o formulare le giuste frasi, ma perché quella domanda è maledetta: ti pone davanti a te stesso e ti chiede “beh, cosa hai fatto di bello fin’ora?” E la maggior parte delle persone comincia ad elencare diplomi ed attestati di 5, 10, 15 anni prima. E’ una cosa tristissima.
Quest’anno ho compiuto 18anni, ed è avvenuta in me la trasformazione più importante di tutta la mia vita. Non per l’arrivo della maggiore età, quella non cambia niente, ma perché volente o nolente ho cominciato a chiedermi quale fosse il mio obiettivo nella vita. Non ho trovato risposta.
Io, essendo di Agosto, sono nato tardi, e l’anno nuovo è arrivato prestissimo per me. Non poteva succedermi cosa migliore. Con l’anno nuovo le persone fanno le famose promesse. C’è chi vuole smettere di fumare, chi farà attività fisica, e chi si è deciso a trovare un lavoro. Il problema è che iniziano queste attività contemporaneamente. Ma la motivazione, quel fattore che ti fa tirare avanti anche nei momenti difficili, è una risorsa scarsa; così falliscono.
A inizio anno i pezzi del puzzle hanno cominciato a incastrarsi. Ho avuto la fortuna di capire cosa mi interessa davvero e ho potuto prendere provvedimenti per conseguire gli obiettivi che mi sono posto. Con calma, uno alla volta.
Mi ritrovo a scrivere questo post per mettere in mostra tutta la mia fierezza per quello che sto facendo. Sono riuscito a trovare un argomento per un blog che mi piace, dove ci sono varie persone che mi aiutano. Ho comprato un basso e mi esercito quotidianamente, così come quotidianamente faccio attività fisica. Ho cominciato a studiare i vari linguaggi del web per poter realizzare i siti, sperando che un giorno possa diventare lavoro. Viaggio sulla media dell’otto a scuola, importantissima quest’anno che ho l’esame. E, non mi stancherò mai di dirlo, ogni giorno ho la fortuna di vedere la mia ragazza.
Chiamatemi orgoglioso. Lo sono. Lo sono perché dal nulla sono riuscito a creare ciò di cui vi ho parlato, e l’ho fatto in tre mesi. Non è intelligenza o fortuna, è solo frutto di tanta fatica e sana dedizione, oltre che, aspetto fondamentale, diligenza. Tutti possono fare ciò che hanno sempre sognato, devono solo capire che le opportunità non cadono dal cielo, ma vanno create.
Una demo di Swype, un innovativo tipo di tastiera per touchscreen
questa canzone è dedicata a lei
Any time at all, any time at all, any time at all , all you’ve gotta do is call and I’ll be there. If you need somebody to love, just look into my eyes, I’ll be there to make you feel right. If you’re feeling sorry and sad, I’d really sympathize. Don’t you be sad, just call me tonight. Any time at all, any time at all, any time at all , all you’ve gotta do is call and I’ll be there. If the sun has faded away, I’ll try to make it shine, there’s nothing I won’t do If you need a shoulder to cry on I hope it will be mine. Call me tonight, and I’ll come to you. Any time at all, any time at all, any time at all , all you’ve gotta do is call and I’ll be there. Any time at all, all you’ve gotta do is call and I’ll be there.
Truly Amazing. Non ho altre parole per questa bellezza.
L’iPhone e l’iPad hanno un dannato bisogno di diventare uomini
C’è un tratto dell’analisi di Jason Snell su Macworld riguardo le differenze NexusOne e iPhone che mi ha colpito particolarmente:
When I first mentioned I was trying out a Nexus One, I heard from a collection of Mac users who seemed stunned by the idea that any Mac user would use a non-Apple smartphone. Yes, it’s true that many smartphone operating systems—I’m thinking Windows Mobile and BlackBerry—have been indifferent or even hostile to Mac users in the past. Android seems different. In fact, Android doesn’t seem to have been designed with the existence of personal computers in mind. You can use an Android phone even if you never, ever connect it to a computer.
In sostanza dice che i telefoni Android sono totalmente indipendenti dal pc e puoi benissimo usarne tutte le funzionalità senza doverli mai connettere al computer tramite un cavo. Quando sarà quel giorno che noi utenti iPhone potremo fare altrettanto?
Non mi sono mai trovato così bene come sono ora, con l’accoppiata Macbook e iPhone. Tutto si sincronizza alla perfezione e raramente mi capita di dover sistemare qualcosa. Il problema è che non ho voglia di connettere l’iPhone al Macbook ogni volta che aggiorno iCal, iTunes, etc… Io come tanti altri utilizzatori sono tremendamente pigro. Spesso giro con le playlist sull’iPhone vecchie di settimane, e ciò non fa altro che aumentarmi l’odio verso questo tipo di sincronizzazione.
Riprendendo il titolo, gli iPhone e iPad hanno bisogno di diventare uomini, ovvero di rendersi indipendenti al collegamento coi computer. Penso che l’iPhoneOS 4.0 varrebbe la candela se integrasse anche solo questa funzionalità.
Di regole, costanza e passioni
Non è tanto che mi sono dato al minimalismo. All’inizio l’ho considerato solo come una filosofia estetica. Mi piacevano le case minimaliste, così come gli oggetti. Non a caso ho comprato un Macbook. Forse è partito tutto da lì. Dicevo, dopo la fase estetica sono passato al minimalismo come filosofia di vita. Penso che si possa descrivere più o meno così:
Trova le cose che ti interessano veramente, elimina tutto il resto e falle. Perché se ti concentri su ogni minima cosa non farai mai quello che conta veramente.
Detto questo, come applicarlo? Tra l’altro frequento ancora il liceo e ciò significa che la mattina non posso fare niente oltre che stare a scuola e il giorno devo studiare. Non è che mi rimanga tantissimo tempo libero. Fino a qualche tempo fa non sapevo come riuscire a far conciliare tutto e lo stress si accumulava. Ora, però, penso di aver trovato un escamotage.
Premetto che uso Things per segnarmi tutto ciò che devo fare e che mi viene in mente. Lo consiglio a tutti, usare un programma del genere ti aiuta a razionalizzare le idee che hai in testa e soprattutto a organizzarle. Comunque, era mia consuetudine aprire Things, guardare cosa dovevo fare in giornata e cominciare dal task (compito) più facile e farli. Il problema è che spesso non riuscivo a farne più di 5-6 e la maggior parte delle volte erano quelli più facili, così le cose più problematiche e noiose si accumulavano. Sembrava non esistere una via d’uscita.
Ora mi comporto diversamente. La mattina, nel primo momento libero che ho dò un’occhiata alla lista di cose da fare in giornata e - oltre ai compiti che devo svolgere per forza, tipo studiare o andare dal dentista - scelgo tre cose che sento più urgenti e importanti. Tutte le altre le rischedulo (ovvero le assegno ad un altro giorno) o, se non trovo un giorno adatto, le cancello. Anche se sembrano importanti, perché tanto se lo sono mi torneranno in mente prima o poi.
Tre cose da fare non sono tante. Ad esempio ieri ho scansito la copertina di un libro, ho chiamato il call center della vodafone per sistemare un problema e ho riordinato un cassetto. Avrò impiegato meno di tre quarti d’ora a fare tutto. E’ poco, certo. Ma se non avessi mai fatto una scelta, probabilmente anche ieri avrei scaricato qualche programmino per l’iphone e fatto altre cazzatine, senza concludere nulla. O meglio, avrei finito tutte le “cazzatine”, ma procastinato sulle cose importanti.
A volte, se vedo che il tempo impiegato è poco, prendo un timer e metto un conto alla rovescia di trenta minuti. In quei trenta minuti faccio tutto ciò che riesco a fare, ma appena il conteggio arriva a zero smetto, anche se sono nel bel mezzo di un compito. Può sembrare un metodo strano ma lo consiglio: è sorprendente vedere quante cose si fanno in soli trenta minuti, perfino sono arrivato al punto di divertirmi a farne il più possibile.
A proposito di trenta minuti, applico questa regoletta anche alle cose che considero realmente importanti™. Ho scelto di dedicare il mio tempo libero al basso, allo scrivere sui miei blog (anche per migliorare la mia qualità di scrittura) e all’allenamento fisico. Compio tutte queste azioni nei trenta minuti predisposti, ogni giorno. Non uno più, non uno in mento. Anche qui, trenta minuti possono sembrare pochi. Ma se suono il basso ogni giorno per mezz’ora significa che ogni settimana l’ho suonato per ben tre ore e mezzo. Tutte le settimane. Ci sono persone a cui piace immergersi totalmente in una nuova passione, ma spesso si bruciano subito. Anche io ero così, spesso trovavo qualcosa che mi ispirava e lo praticavo/studiavo per tutto il giorno tutti i giorni. Non penso che occorra sottolineare che dopo un paio di settimane mi era già passata la voglia e così come la passione.