Velo di Maya

Dicono che il problema sia raggiungere l’abisso. Scavare sempre più in basso. Andare sempre più giù. Dicono che quando arrivi a toccare il suolo puoi solo che risalire. Se non puoi scendere, allora salirai.

Non hanno capito un cazzo.

La paura non ti devasta quando stai scendendo. Non ti attanaglia quando ti schianti. No, niente di tutto questo. Il terrore, quello vero, ti prende quando capisci che non tornerai mai più in superficie.

Sei cadi in un pozzo muori. Forse hai fortuna e vivi. Rimarrai paralizzato. La paura ti prende, è buio e non capisci cosa fare. Pensi che sai derivare con successo un’equazione di secondo grado, ma non hai la minima idea di come salvare la tua vita ed uscire. Grazie, liceo.

È per questo che la gente si ammazza. Raggiunge lo hiatus. Stallo. La calma perfetta. Tra 14 miliardi di anni l’universo avrà consumato tutta la sua entropia e si assesterà sui meno 143 gradi. Nessuna particella si muoverà più. Nessuna vita potrà nascere. La calma perfetta.

Se hai raggiunto questo stadio, la tua vita è finita. Non ti è concesso fidanzarti, trovare casa, accendere un mutuo, convivere, sposarti, fare figli, scoprire la passione per il golf, scopare di nascosto con una diciannovenne, cambiare moglie, fare un altro figlio, diventare un vecchio stronzo e rimbecillito, e morire. No. Se hai raggiunto questo stadio, la tua vita è finita. E lo sai.

Un momento Zen. Un attimo fugace in cui un cazzo di velo di Maya a pois viene spostato dal vento e che ti mostra la verità. Riesci a vederti con occhi obiettivi e sai che non ne uscirai mai. Puoi andare avanti, ma ormai lo hai capito. È fin troppo chiaro per continuare a fare finta di non comprenderlo.

Non è quando raggiungi l’abisso che la paura ti prende. È solo quando capisci di non poter più risalire, è solo in quel momento che il terrore si impossessa di te e smetti di vivere.