Perché sono ateo ma ho deciso di credere
Sono il tipico ragazzo italiano. Cresciuto in una famiglia cattolica (quasi mai) praticante, Messa la Domenica quando non avevo le partite di pallone, Catechismo il Mercoledì.
Verso i quattordici anni sono subentrato nel periodo classico in cui criticavo e mettevo in discussione ogni autorità, dalla mia famiglia al sistema sociale. Il cattolicesimo ha avuto la sfortuna di incrociare la mia strada in quel frangente di tempo e neanche a dirlo è stato silurato.
A diciotto anni ho cominciato a pormi domande sul senso della vita, ma questa volta senza troppi preconcetti, grazie anche alla sempre più profonda comprensione delle filosofie occidentali degli ultimi millenni. Grazie Nietzsche.
Facendo un passo indietro, a quattordici anni ho anche avuto il mio primo incontro con le filosofie orientali, in particolare con lo Zen. Non l’ho mai capito veramente fino ad adesso. Non voglio rispiegare su cosa verta, potete leggere “Se ti chiederò di leggere questo articolo, uccidimi!” a riguardo. Ma torniamo ad oggi.
Parlo regolarmente di religione, ateismo, e più in generale metafisica con le persone che conosco. Una di queste mi ha spiegato la sua particolare posizione. Ve la illustro:
Simone era legatissimo a sua madre, Angela. Angela era l’unica persona che veramente capiva Simone. L’unica con cui parlare. Angela è morta. Simone adesso ha quasi cinquant’anni, una moglie, un figlio; una famiglia come quelle dei film. Non c’è nessuno, però, con cui Simone riesca a parlare come lo faceva con Angela.
Simone è una persona intelligente, sa che le storielle sul peccato originale, l’inferno, l’arca di Noè e tutto il resto sono, appunto, storielle. Simone ogni giorno combatte contro la vita, cerca di non affondare. L’unico pensiero che gli permette di non cedere è l’idea che un giorno riuscirà a rincontrare Angela, ci potrà fare una chiaccherata e parlarci liberamente. Come faceva una volta.
Simone è ateo, ma ha bisogno di credere.
So che il mondo non è giusto. O perlomeno, non è necessariamente giusto. Se io dono mille euro alla Croce Rossa non è detto che il karma se ne accorga e mi ricompensi con una promozione a lavoro. No, questa è un’illusione che abbiamo creato. Se doni mille euro alla Croce Rossa hai donato mille euro alla Croce Rossa. Non ci sono significati o conseguenze nascoste.
Lo Zen significa accettare lo stato delle cose. Accettare che puoi essere buono per tutta la vita ma non per questo sarai ricompensato. Accettare che la morte di tua madre non è conseguenza di un bel niente, se non della sua vecchiaia e del suo cuore che arrancava sempre di più. Accettare che l’universo è indifferente nei nostri confronti.
Eppure io sono debole. Sono una persona fragile. Non mi basta sapere che solo io condizionerò il mio destino. Ho bisogno di sapere che tutto questo abbia un senso, che è ben lontano dal senso cattolico, islamico o quant’altro. Devo poter vedere la stessa luce negli occhi delle persone che incontro per strada e con cui ho a che fare. Ho bisogno di sapere che anche loro credono che un mondo migliore sia possibile.
Sia chiaro, sono un ateo convinto e sono d’accordo con lo Zen. A volte, però, nel momento del bisogno, ho necessità di appoggiarmi ad un bastone tramite cui sorreggermi. Non sempre riesco a stare in piedi da solo e non credo che ci riuscirò mai.
Sono ateo, ma ho deciso di credere.