Non sapevo come dirvi mi dispiace, e ho deciso di dirvelo così
Così come l’altro, anche questo pezzo lo scrissi qualche anno fa, circa quattro. Un pensiero dedicato alle vittime di un terremoto - non ricordo quale purtroppo.
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Prendi un pezzo di cuore e posalo sul tavolino, nei prossimi dieci minuti non ti servirà.
Guardi fuori dalla finestra, c’è la montagna bianca, la montagna guarda te. Ma quella non è una finestra, quella è lo spazio che ti separa dal non avere una pietra conficcata nella coscia. Ma è lontana, cazzo.
E’ surreale di come le pietre, che ti hanno insegnato essere esseri senza anima, alla fine siano anche quelle che riescono a sopportare stagioni di magra e tempeste, notti fredde e cose come questa. Non hanno un carattere forte come te, ma questa volta, a differenza tua, non se stanno andando via.
C’è perfino una casa, un muro, che sembra sorridere. Due quadri e una crepa. E’ il mondo che ti sfida, sei sbeffeggiato anche da un pezzo di casa.
Quando intorno a te comincia a farsi tutto sempre più rossastro, e ti chiedi quale sia la causa anche se lo sai benissimo, è proprio in quel momento che rivedi il cuore che avevi lasciato sul tavolino. Prendilo e accarezzalo. Senti come pulsa?
C’è sempre stato qualcosa di strano in te, hai sempre avuto due anime, due anime diverse ma che si completavano a vicenda. Ma ora che il cuore lo tieni tra le tue mani, e non è più tuo, lascia perdere. Guardi ancora, e la montagna comincia ad annebbiarsi. Sembra quasi che la montagna si sia stufata di guardarti, di guardare quelle che una volta erano delle case, e quella che era felicità. Non rimane più niente di tutto questo.
Sei sfinito. Ti sembra un’eternità da quando hai visto il lampadario cominciare a muoversi, sembrano passati anni. La barba ti arriva al collo, e te sei ancora qui a perdere sangue. Ti giri ancora verso la montagna, ma non la vedi. La montagna ha deciso di smettere di guardare questo orrore. E dici che ha ragione. Sei stufo anche te.
Ormai è tardi, non troveremo nessuno. Cazzo. Aspetta, ho visto qualc.. Sì, sì, quello è sangue. Sembra fresco, qua sotto c’è qualcuno.