<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description></description><title>Diego Petrucci</title><generator>Tumblr (3.0; @diegopetrucci)</generator><link>http://blog.diegopetrucci.it/</link><item><title>Sommersi</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Questa qua è una cosa che scrissi non ricordo bene quando per la ragazza che contro tutte le aspettative mi sta ancora accanto. Se non ti piacciono le cose smielose, robe che parlano di sentimenti tipo l’amore, o se il cinismo ti permea e non credi che qualcosa di più tra due persone sia possibile; be’, se almeno una di queste cose è vera, evita di leggere, non ci guadagneresti niente. Se intendi leggere e hai su della musica stoppala, metti &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=XQuz8jmUYDU"&gt;questa canzone&lt;/a&gt; e dopo un pochino comincia a leggere. Ci sta bene, secondo me.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr&gt;&lt;p&gt;È strano che la gente abbia paura del mare&lt;br/&gt;
Conosco persone che non si sono mai bagnate i piedi&lt;br/&gt;
Preferiscono giocare sulla sabbia anche se scotta&lt;br/&gt;
Le rive sono spoglie, come non mai&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prima volta che l’acqua così delicata&lt;br/&gt;
Mi ha solleticato le dita dei piedi&lt;br/&gt;
Pensavo di poter combattere le onde&lt;br/&gt;
Che stupido che sono stato&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prima volta che immergi il tuo corpo&lt;br/&gt;
In quel freddo liquido trasparente&lt;br/&gt;
Non senti altro che dolore, vorresti uscire&lt;br/&gt;
E ti chiedi chi te l’ha fatto fare&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarebbe stupido fermarsi lì eppure&lt;br/&gt;
vedo così tante persone che guardano sott’acqua&lt;br/&gt;
evitando con cura le buche&lt;br/&gt;
che le farebbero cadere&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È solo in quell’attimo in cui non hai più timore&lt;br/&gt;
di vederti sommergere dal mare&lt;br/&gt;
che il tuo corpo sparisce&lt;br/&gt;
e scopre di saper nuotare&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(Sapevi che non si sentono le onde sott’acqua?)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutte le tue paure, le onde che vedevi&lt;br/&gt;
Sono come scomparse nel nulla&lt;br/&gt;
Ora puoi lasciarti trasportare&lt;br/&gt;
E perdere il controllo&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il tuo corpo non esiste&lt;br/&gt;
La tua persona è svanita&lt;br/&gt;
I sensi si perdono nella percezione&lt;br/&gt;
Perché qualcosa di più grande li ha sommersi&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/24005898301</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/24005898301</guid><pubDate>Tue, 29 May 2012 20:04:58 +0200</pubDate></item><item><title>Zero</title><description>&lt;p&gt;Buttati. Non può essere così difficile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le onde non sono che un’illusione. Se le tocchi si scansano. Non lo fanno mica apposta, devono tenerti a debita distanza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non provare a buttarti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non hai visto niente e non sai cosa c’è sotto. Alza gli occhi. Guarda più in là. Verso il basso. Dovresti riuscire avedere qualcosa, ma non ce la fai. Te lo sei mai chiesto perché?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Buttati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Parli di essere presente. Dici che le proiezioni mentali sono miraggi. Costruzioni. Hai visto troppe volte Inception, giri con un pezzettino di compensato che dovrebbe aiutarti a capire cos’è reale. Un totem, dai, fa’ la finita. Sei solo ridicolo, non vedi che è tutto una montatura?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non farlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Limiti. C’è un motivo se esistono. Soglie da non oltrepassare. Non sei la prima testa di cazzo che pensa di sapere tutto. Che pensa di aver capito. Potresti provare a metter giù una mano, più a fondo, e vedere cosa succede. A toccare l’acqua, quell’acqua che pensi si scansi ma che non hai mai voluto avvicinare. Una mano. Ma non hai le palle per farlo, non ce l’hai mai avute.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non hai più tanto tempo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se vuoi ti faccio un conto alla rovescia. La tua forza di volontà ti ha portato fin qua, adesso sei te a dover fare il resto. &lt;em&gt;Dieci&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;nove&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non ti muovere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Otto&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;sette&lt;/em&gt;. Hai vissuto tutta la tua vita in questo modo. Hai una ragazza, un piano di studi, e dei genitori che ti pagano le sigarette. Hai l’onore ti porterti uccidere coi loro soldi, hai mai visto qualcuno pagare una persona a cui teneva per vederla ammazzarsi? &lt;em&gt;Sei&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;cinque&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vai.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quattro&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;tre&lt;/em&gt;. A questo punto non esistono idee. Non c’è più spazio. Una sola realtà, quella che hai evitato fino ad adesso. È un momento. Un attimo. Pensa a tutti quei figli di puttana che ti hanno preceduto e che non sono riusciti a farlo. A come li guardi. Il disprezzo. Non sei mai riuscito a perdonarli. Hai provato a capirli, sì, ma non puoi mollare tutto così. Senza palle. &lt;em&gt;Due&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;uno&lt;/em&gt;. Cosa sarà passato loro in testa? Perché? Quando hai capito, quando hai visto come stanno le cose realmente non puoi tornare indietro. Non puoi. È scegliere di inginocchiarsi. Chiedere perdono ad una vita che non hai mai voluto. Che hai chiesto, ma non così. Padrone, mi dica cosa posso fare per lei. Un altro bicchiere d’acqua? Ma non ne ha appena bevuto uno?&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/24000498179</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/24000498179</guid><pubDate>Tue, 29 May 2012 18:03:24 +0200</pubDate></item><item><title>Le ho dato qualcosa che non dimenticherà mai</title><description>&lt;p&gt;Non hanno capito che l’ho fatto per lei. Io le ho regalato la perfezione, la pace eterna. Voi mi volete ammazzare. Parlate di uno stato libero, cercate la giustizia. Io so di aver agito per il meglio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricordo ancora la prima volta che l’ho vista. Sfiancata dalla routine quotidiana. Ci siamo guardati, mi ha sorriso. Non è servita nessuna parola. Le ho dato cose che gli altri non possono capire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non è stato facile decidermi. Chi sono io per farlo? Sono quello giusto? Potrebbe trovare di meglio. Non sono così bello, a volte parlo troppo poco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi sono seduto su un muretto lì vicino all’uscita della scuola. Mi sono vestito bene, trovare la giusta camicia mi ci è voluta una giornata. Quando hai solo una chance per fare una buona impressione devi fare attenzione a tutto. L’ho fissata, quando l’ho vista, non volevo dare segni di debolezza. Quando ha distolto lo sguardo dopo pochissimo ho capito di avercela fatta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Farlo la prima volta è una cosa che non puoi descrivere. Lei stava piangendo, non l’avevo mai vista così. Abbiamo parlato tanto, ma ho sempre evitato l’argomento, il sesso è ancora un tabù per la società.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non sono durato tanto, ma sono sicuro che ha capito. Ho creato un momento perfetto, ce ne sono poche che sono fiere del loro primo orgasmo. Mi ha urlato contro ma sono sicuro che capirà. C’erano le candele, la luce soffusa, la musica di Bublè. Ho avuto paura di scadere in un cliché ma ho deciso di farlo lo stesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tanti dicono che non se lo potrà mai dimenticare. L’ho riportata a casa che ancora aveva gli occhi rossi e gonfi, non è entrata subito in casa, ha detto che voleva aspettare qualche minuto per riprendersi, non voleva farsi vedere così. A volte credo sia un po’ troppo timida.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non credo che mai capiranno cosa ho fatto per te Sara. Ti ho dato qualcosa che le altre non riescono neanche a immaginare. Un giorno mi ringrazierai.&lt;/p&gt;

&lt;hr&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;È questo il contenuto della lettera ritrovata nella fodera del cuscino di Fabrizio Terroni, detenuto nel carcere di Sant’Agostino per accuse di violenze sessuali su minore. Si sospetta che sia stata scritta pochi giorni prima che gli altri detenuti lo uccidessero, è probabile che sia stata la causa del gesto.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/23482140217</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/23482140217</guid><pubDate>Mon, 21 May 2012 17:38:06 +0200</pubDate></item><item><title>Provare l'impossibile (cos'è davvero la scienza)</title><description>&lt;p&gt;Amedeo Balbi in &lt;a href="http://www.ilpost.it/amedeobalbi/2012/03/15/provare-limpossibile/"&gt;Provare l’impossibile&lt;/a&gt; (grassetto mio, anzi, di &lt;a href="https://twitter.com/stevenchannels/status/180371397615435776"&gt;Stefano Canali&lt;/a&gt;):&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Tra le manipolazioni più fastidiose, almeno per me, c’è quella di chi cerca sponda per le proprie convinzioni irrazionali, provando a usare la scienza contro se stessa. L’argomento è più o meno questo: se gli scienziati credono in [riempire questo spazio con un’idea contraria all’intuizione ma ritenuta valida scientificamente] perché io non posso credere a [riempire questo spazio con un’idea priva di qualunque supporto o addirittura impossibile da mettere alla prova]. Esempio: “Se voi scienziati credete alla materia oscura, perché io non posso credere agli unicorni?”. Una variante dell’argomento introduce un elemento storico: “Voi scienziati avete creduto in passato a idee poi rivelatesi false: chi vi dice che non stiate sbagliando ancora (e che invece la mia idea che esistano le fatine del bosco sia corretta?)”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Queste argomentazioni non stanno in piedi innanzitutto da un punto di vista logico: perché, infatti, chi la pensa così dovrebbe cercare avallo nella scienza – che evidentemente non ritiene un metodo valido di comprensione del mondo? Che gliene importa di mettersi a confronto con gli scienziati – che ritiene, lo si legge tra le righe, ostili in modo preconcetto alle proprie idee preferite? Non potrebbe credere semplicemente agli unicorni o alle fatine del bosco o a quello che gli pare, essendo fieramente e coerentemente anti-scientifico? Ma a parte questo, chi argomenta in questo modo ha le idee molto confuse sul modo in cui funziona la scienza. Che, in realtà, è tutto il contrario di un sistema di credenze. Gli scienziati non “credono” nella materia oscura, o nell’esistenza dei buchi neri. In effetti, la scienza è un metodo sviluppatosi esattamente per filtrare le idee, per separare quelle valide da quelle sbagliate. Il lavoro degli scienziati è solo per metà quello di produrre ipotesi, di escogitare idee anche lontane dall’intuizione immediata. Per l’altra metà – in realtà la più importante – è quello di criticare queste idee, le proprie e quelle dei colleghi, e di sottoporle a verifiche sperimentali riproducibili da chiunque, che possano chiarire se sono valide o meno. Gli scienziati si sono dannati per cercare le prove dell’esistenza dei buchi neri o della materia oscura. Sta a chi crede negli unicorni o nelle fatine del bosco fare altrettanto. In caso contrario, è liberissimo di “credere” alla loro esistenza, ma non di pretendere che essa faccia parte di un sapere condiviso e accettato dal resto dell’umanità. &lt;strong&gt;Il fatto che la scienza abbia sbagliato in passato e continuerà a sbagliare in futuro non è un bug, è una feature&lt;/strong&gt;, come si dice. Non è un difetto: è la natura stessa del metodo scientifico e la ragione del suo successo. È chi si aggrappa a idee basate unicamente sul sentito dire, cocciutamente immutabili di fronte alle evidenze contrarie, che dovrebbe farsi qualche domanda in più sulla loro effettiva consistenza.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;In sintesi: la scienza non crede che una teoria sia &lt;em&gt;vera&lt;/em&gt; ma che questa sia — al momento — l’approssimazione che più si avvicina alla realtà. È molto più umile di quanto la maggior parte delle persone pensi.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/19359335530</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/19359335530</guid><pubDate>Thu, 15 Mar 2012 22:04:39 +0100</pubDate><category>teorie</category></item><item><title>Perché sono favorevole al suicidio</title><description>&lt;p&gt;David Foster Wallace:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;La persona la cui invisibile agonia raggiunge un livello in cui non è più sopportabile si ucciderà, così come una persona intrappolata in un edificio in fiamme alla fine si butterà dalla finestra. Non dare un giudizio affrettato sulle persone che si gettano dalle finestra di una stanza che sta bruciando. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo io o te se ci affacciassimo da una finestra più o meno situata alla stessa altezza; la paura di cadere rimane costante. La variabile, qui, è l&amp;#8217;altro terrore, quello dovuto alle fiamme: quando ti raggiungono, morire per la caduta diventa il minore dei due. Non è un desiderio di gettarsi; è terrore delle fiamme. Eppure nessuno dal marciapiede, mentre guarda in alto e urla &amp;#8220;No!&amp;#8221; e &amp;#8220;Tieni duro!&amp;#8221;, può comprendere le ragioni del salto. Davvero, non può farlo. Dovresti essere intrappolato nelle fiamme tu stesso per comprendere un terrore più grande di quello di cadere.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Nessuna persona che si suicida vuole veramente morire, hanno tutti paura della morte come noi. Ma esistono paure più grandi, ben più difficili da affrontare.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/11955190382</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/11955190382</guid><pubDate>Wed, 26 Oct 2011 20:04:10 +0200</pubDate></item><item><title>Perché sono ateo ma ho deciso di credere</title><description>&lt;!-- Generated by Markdown to HTML in MarsEdit --&gt;&lt;p&gt;Sono il tipico ragazzo italiano. Cresciuto in una famiglia cattolica (quasi mai) praticante, Messa la Domenica quando non avevo le partite di pallone, Catechismo il Mercoledì.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Verso i quattordici anni sono subentrato nel periodo classico in cui criticavo e mettevo in discussione ogni autorità, dalla mia famiglia al sistema sociale. Il cattolicesimo ha avuto la sfortuna di incrociare la mia strada in quel frangente di tempo e neanche a dirlo è stato silurato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A diciotto anni ho cominciato a pormi domande sul senso della vita, ma questa volta senza troppi preconcetti, grazie anche alla sempre più profonda comprensione delle filosofie occidentali degli ultimi millenni. Grazie Nietzsche.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Facendo un passo indietro, a quattordici anni ho anche avuto il mio primo incontro con le filosofie orientali, in particolare con lo Zen. Non l&amp;#8217;ho mai capito veramente fino ad adesso. Non voglio rispiegare su cosa verta, potete leggere &amp;#8220;&lt;a href="http://blog.diegopetrucci.it/post/7379756632/se-ti-chiedero-di-leggere-questo-articolo-uccidimi"&gt;Se ti chiederò di leggere questo articolo, uccidimi!&lt;/a&gt;&amp;#8221; a riguardo. Ma torniamo ad oggi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Parlo regolarmente di religione, ateismo, e più in generale metafisica con le persone che conosco. Una di queste mi ha spiegato la sua particolare posizione. Ve la illustro: &lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;  &lt;p&gt;Simone era legatissimo a sua madre, Angela. Angela era l&amp;#8217;unica persona che veramente capiva Simone. L&amp;#8217;unica con cui parlare. Angela è morta. Simone adesso ha quasi cinquant&amp;#8217;anni, una moglie, un figlio; una famiglia come quelle dei film. Non c&amp;#8217;è nessuno, però, con cui Simone riesca a parlare come lo faceva con Angela.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Simone è una persona intelligente, sa che le storielle sul peccato originale, l&amp;#8217;inferno, l&amp;#8217;arca di Noè e tutto il resto sono, appunto, storielle. Simone ogni giorno combatte contro la vita, cerca di non affondare. L&amp;#8217;unico pensiero che gli permette di non cedere è l&amp;#8217;idea che un giorno riuscirà a rincontrare Angela, ci potrà fare una chiaccherata e parlarci liberamente. Come faceva una volta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Simone è ateo, ma &lt;em&gt;ha bisogno&lt;/em&gt; di credere.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;So che il mondo non è giusto. O perlomeno, non è necessariamente giusto. Se io dono mille euro alla Croce Rossa non è detto che il karma se ne accorga e mi ricompensi con una promozione a lavoro. No, questa è un&amp;#8217;illusione che abbiamo creato. Se doni mille euro alla Croce Rossa hai donato mille euro alla Croce Rossa. Non ci sono significati o conseguenze nascoste.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo Zen significa accettare lo stato delle cose. Accettare che puoi essere buono per tutta la vita ma non per questo sarai ricompensato. Accettare che la morte di tua madre non è conseguenza di un bel niente, se non della sua vecchiaia e del suo cuore che arrancava sempre di più. Accettare che l&amp;#8217;universo è indifferente nei nostri confronti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eppure io sono debole. Sono una persona fragile. Non mi basta sapere che solo io condizionerò il mio destino. Ho bisogno di sapere che tutto questo abbia un senso, che è ben lontano dal senso cattolico, islamico o quant&amp;#8217;altro. Devo poter vedere la stessa luce negli occhi delle persone che incontro per strada e con cui ho a che fare. Ho bisogno di sapere che anche loro credono che un mondo migliore sia possibile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sia chiaro, sono un ateo convinto e sono d&amp;#8217;accordo con lo Zen. A volte, però, nel momento del bisogno, ho necessità di appoggiarmi ad un bastone tramite cui sorreggermi. Non sempre riesco a stare in piedi da solo e non credo che ci riuscirò mai.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sono ateo, ma ho deciso di credere.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/10455030167</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/10455030167</guid><pubDate>Tue, 20 Sep 2011 23:47:54 +0200</pubDate></item><item><title>Sarò felice di pagare le tasse</title><description>&lt;!-- Generated by Markdown to HTML in MarsEdit --&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://blogmaverick.com/2011/09/19/the-most-patriotic-thing-you-can-do-2/"&gt;Mark Cuban&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;  &lt;p&gt;In questi tempi di &amp;#8220;Grande Recessione&amp;#8221; non dovremmo cercare di nascondere i benefici di essere ricchi dietro le quinte. Dovremmo celebrare e incoraggiare le persone a fare più soldi possibile. &amp;#8220;Profitti&amp;#8221; significa &amp;#8220;soldi da poter tassare&amp;#8221;. Sebbene qualcuno trovi disdicevole dover pagare le tasse, io non la penso così. Lo trovo un gesto patriottico.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;Se mai nel mio futuro sarò annoverabile tra i &amp;#8220;ricchi&amp;#8221;, dover pagare le tasse sarà l&amp;#8217;ultimo dei miei problemi. Sarò fiero di farlo. Pagare le tasse significa decidere di togliersi qualche possibilità al fine di permettere a tutti di poter migliorare la propria qualità della vita. Significa credere che nonostante il duro lavoro fatto per raggiungere lo status attuale, siamo anche stati fortunati ad avere avuto la possibilità di iniziare questa scalata. Significa capire che abbiamo più soldi di quanti se ne potranno mai spendere, beni extra-lusso a parte che non servono davvero a nessuno.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se un giorno quando farò la denuncia dei redditi mi accorgerò che coi soldi tassati avrei potuto comprare una Ferrari, o il primo computer mai usato da Steve Jobs, non sarò &lt;em&gt;così&lt;/em&gt; infelice. Quei soldi saranno usati per portare l&amp;#8217;acqua nelle case delle persone, per offrire un sistema di servizi pubblici, o per insegnare la storia e la matematica a dei bambini in modo che un giorno anche loro possano provare questa sensazione. Il denaro a me sottratto verrà usato per compiere l&amp;#8217;atto più nobile di tutta la mia vita, sarò fiero di pagare le tasse — e di pagarne tante.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/10413853413</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/10413853413</guid><pubDate>Mon, 19 Sep 2011 22:57:36 +0200</pubDate></item><item><title>Velo di Maya</title><description>&lt;p&gt;Dicono che il problema sia raggiungere l’abisso. Scavare sempre più in basso. Andare sempre più giù. Dicono che quando arrivi a toccare il suolo puoi solo che risalire. Se non puoi scendere, allora salirai.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non hanno capito un cazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La paura non ti devasta quando stai scendendo. Non ti attanaglia quando ti schianti. No, niente di tutto questo. Il terrore, quello vero, ti prende quando capisci che non tornerai mai più in superficie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sei cadi in un pozzo muori. Forse hai fortuna e vivi. Rimarrai paralizzato. La paura ti prende, è buio e non capisci cosa fare. Pensi che sai derivare con successo un’equazione di secondo grado, ma non hai la minima idea di come salvare la tua vita ed uscire. Grazie, liceo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È per questo che la gente si ammazza. Raggiunge lo hiatus. Stallo. La calma perfetta. Tra 14 miliardi di anni l’universo avrà consumato tutta la sua entropia e si assesterà sui meno 143 gradi. Nessuna particella si muoverà più. Nessuna vita potrà nascere. La calma perfetta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se hai raggiunto questo stadio, la tua vita è finita. Non ti è concesso fidanzarti, trovare casa, accendere un mutuo, convivere, sposarti, fare figli, scoprire la passione per il golf, scopare di nascosto con una diciannovenne, cambiare moglie, fare un altro figlio, diventare un vecchio stronzo e rimbecillito, e morire. No. Se hai raggiunto questo stadio, la tua vita è finita. E lo sai.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un momento Zen. Un attimo fugace in cui un cazzo di velo di Maya a pois viene spostato dal vento e che ti mostra la verità. Riesci a vederti con occhi obiettivi e sai che non ne uscirai mai. Puoi andare avanti, ma ormai lo hai capito. È fin troppo chiaro per continuare a fare finta di non comprenderlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non è quando raggiungi l’abisso che la paura ti prende. È solo quando capisci di non poter più risalire, è solo in quel momento che il terrore si impossessa di te e smetti di vivere.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/10246079940</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/10246079940</guid><pubDate>Thu, 15 Sep 2011 21:01:53 +0200</pubDate></item><item><title>Boom. Sei morto. Un po' però sei durato, dai.</title><description>&lt;p&gt;Boom. Sei morto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;br/&gt;# Le montagne russe. Ecco cosa mi ricorda. Le montagne che se inizi con la discesa con la bocca aperta non riesci più a chiuderla. Gli occhi ti fanno male. C&amp;#8217;è gente sotto di te Cristo Santo. Toglietevi, coglioni. Ma non ti hanno visto saltare?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;§ Tua madre? No. L&amp;#8217;università? No. Quella puttana della tua ragazza? Non scherzare. Per che cazzo sei morto allora? Che t&amp;#8217;è preso per buttarti?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;# Non era come avevi letto su wikipedia. Non è vero una sega, non sei ancora svenuto e i piani son quasi finiti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;§ Avevi tutto. Non è la solita frase fatta. Genitori che ti tirano dietro soldi. Una figa per svuotarti. Amici manipolabili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;# È adesso che dovrei rivedere il film della mia vita?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;§ È per questo che ti sei trascinato? La verità è che nessuno sapeva cosa dovevi fare, e lo sapevi. Ma te lo sei fatto suggerire, la tua testa sapeva a cosa eri destinato, perché ha sempre intravisto cosa dovevi fare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;# È tutto finito. Adesso svieni. La melma nella tua scatola cranica va in black-out e termina la sofferenza. Non puoi reggere la pressione. Sei morto. Stai per morire. Ti sei buttato, sei già a buon punto. Ma che cazzo hai fatto. Ora non torni più indietro. Ma forse è un bene.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;§ Tu la luce alla fine del tunnel l&amp;#8217;hai vista appena nato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;# Chapeau. La maggior parte non arriva nemmeno a questo momento. Lo sai che se per disgrazia hai un&amp;#8217;erezione perdi l&amp;#8217;equilibrio e cadi? Li potrebbero fare più larghi, questi muretti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;§ Tanto di cappello. Hai interpretato alla perfezione la tua parte. Sei il regista della tua realtà. Hai popolato Matrix, ma la gente che ci hai messo non ti è mai piaciuta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;br/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un po&amp;#8217; però sei durato, dai.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/9849954580</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/9849954580</guid><pubDate>Mon, 05 Sep 2011 23:33:00 +0200</pubDate></item><item><title>Non sono un critico musicale ma penso di poter dire la mia sul concerto degli Arcade Fire a Lucca</title><description>&lt;p&gt;A volte mi chiedo cosa si provi a essere &lt;em&gt;uno che di musica se ne intende&lt;/em&gt;. Uno di quelli che ascoltano cinque nuovi album al mese, sempre sulla cresta dell’onda. Ne sapranno sicuramente più di me, e sicuramente sapranno descrivere in maniera più accurata la padronanza tecnica dimostrata da Tizio durante l’ultima Jam Session a quel circolo di artisti con ventitre persone presenti, tutti intenditori col baffetto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io con la musica ho un altro rapporto: non la divoro, la vivo. Non riuscirei mai a scrivere una recensione citando tutti i pezzi, andando ad allegare a ogni traccia una piccola battuta che ne faccia capire la sua interezza in una frazione di secondo. Sarò io, ma sono convinto che difficilmente una canzone sia sintetizzabile in poche parole — per quanto bravo sia il recensore. Se la musica fosse fatta solo da testi e note la vita del critico sarebbe facile: cerca di capire il tema comune, di cosa si parla, e per finire allunga il brodo con qualche commento pungente sull’incapacità del bassista di dare profondità all’ascolto. &lt;em&gt;«Eh, fossero tutti come Peter Hook!»&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lofjllwwSu1qa6n2i.jpg" alt=""/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il problema è che la musica non è niente di tutto questo. O perlomeno, lo è solo in una minima parte. Negli anni, chi in un modo chi in un altro, tutti gli artisti hanno avuto un solo tema comune: la disillusione. Sono disilluso perché da piccolo la tipa che mi piaceva non mi ha mai considerato. Sono disilluso perché vedo una disparità socio-economica che dovrebbe far accapponare la pelle a chiunque la osservi. Sono disilluso perché mi son girati i coglioni e non ho trovato una soluzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Finisce che sì il testo di un pezzo è importante, ma parliamoci chiaro: ognuno ci legge un po’ quel che cazzo gli pare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pensare che gli Arcade Fire mi stavano sulle scatole (!) è inimmaginabile. Last.fm un bel giorno mi propose di ascoltare Haiti, la quale presto tacciai come lamento inascoltabile. Si vede che non ci capisco niente di musica, ma son fatto così, cosa ci vuoi fare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Con The Suburbs ho riscoperto la bellezza di una musica pulita (ma elaborata), più accessibile della maggioranza dei pezzi che stavo ascoltando in quel periodo. Una musica quasi di cuore, ma son sicuro che non va descritta così, che di cuore è pure quello che scrive Gigi D’Alessio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pensare che gli Arcade Fire mi stavano sulle scatole è inimmaginabile, ma lo è ancora di più il rendermi conto che il loro concerto che ho visto Sabato scorso è stato il migliore che abbia mai visto. E a costo di sentirmi dire che ho una vita misera e grigia aggiungo: è stato pure uno dei migliori momenti di tutta la mia vita. Povero Diego.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scaletta:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Intro: un intro anni ’70 precede alcune scene vintage di Scenes from the Suburbs, un corto realizzato giusto qualche mese fa;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Ready to Start: lentamente — quanto vigorosamente — gli AF entrano in scena, accolti da una folla tanto stanca quando riempita di gioia alla vista dei loro idoli;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;The Suburbs / The Suburbs (continued): …&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;… no, dai, o sono io a essere un pessimo recensore, o non funziona così.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un concerto non è una serie di tracce una dopo l’altra. Non è l’acustica di un palco che lascia a desiderare. Non è una piazza che dovrebbe esser riempita per vedere i vincitori del Grammy per il miglior Album e invece sembra di stare in quei filmini sul Far West che se passa una palla di fieno almeno hai qualcosa da guardare. No, un concerto non è niente di tutto questo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un saggio disse “Se nella vita fai un lavoro che ami, nessuna mattina ti alzerai per andare a lavorare”. Sottotitoli per i non udenti: se vuoi vivere una vita felice, come lavoro fai qualcosa che ami perché altrimenti svegliarsi ogni mattina col broncio son cazzi amari. Vedere gli Arcade Fire suonare è vedere degli scemi che te ne accorgi subito che son contenti di stare lì a suonare. Gente che in quel momento non gli importa del resto del mondo, gente che vuole dare tutto per trasmettere delle emozioni — qualunque esse siano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi sono ritrovato a guardare negli occhi la mia ragazza durante Neighborhood #1 (Tunnels) e piangere di gioia. La canzone è splendida, non lo metto in dubbio; ma sono i ricordi che ho condiviso con la mia ragazza che mi hanno fatto commuovere, non tanto l’urlo scriteriato di un Win Butler che si chiede &lt;em&gt;«cosa cavolo sia successo ai suoi genitori»&lt;/em&gt; in una delle ultime battute.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vedere Régine Chassagne ballare come potrebbe farlo solo una bambina di nove anni mi ha scombussolato. In un attimo la mia vena cinico-destruzionista è stata soppiantata da una leggerezza naïf che mi ha obbligato a non pormi troppe domande e a farmi spuntare un sorrisino pacato, di quelli ti vengono solo quando il tuo cane ti riporta ai piedi l’osso nonostante sia stremato (e sì, chiariamo, lo so che quello del cane e dell&amp;#8217;osso è un cliché stra-abusato, ma non mi importa. Se avete un cane chiudete questa recensione, uscite subito e andate a giocarci, vi state perdendo qualcosa di meraviglioso).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Prendetemi per scemo, ma mi capita spesso di non sapere a memoria il testo di tutte le canzoni. O di quelle più importanti. O di quella che amo. Non lo faccio per pigrizia, mi viene naturale. Trovo più importante lasciarmi perdere nella musica, occhi chiusi e mente che lavora incessantemente. Una canzone come una metafora, deve indirizzarti verso un certo tipo di pensiero o ragionamento, ma lungi da lei obbligarti su un unico cammino. Un’approssimazione di uno stato d’animo, talvolta frainteso dall’ascoltatore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Abbiamo affibbiato al sentimento di due vecchietti che a novanta anni continuano a cercarsi la mano l’uno con l’altro prima di iniziare a camminare la parola “amore”, ma è facile capire che dicendola ad alta voce le sue sfumature più flebili e sfuggenti vengono perdute.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed è ugualmente sciocco da parte mia cercare di descrivere il mescolamento di stati d’animo che ho provato durante quell’ora e mezzo; anche se fossi bravissimo non riuscirei mai a raggiungere il mio obbiettivo. “Obiettivo” con una sola “b”, cazzo, i veri recensori hanno cura maniacale della grammatica dei loro scritti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;«Se potessi riaverlo indietro, tutto il tempo che abbiamo sprecato, lo risprecherei ancora una volta. E ancora, e ancora, e ancora».&lt;/em&gt; Come darti torto, Win. A volte c’è da smettere di ragionare, smettere di farsi seghe mentali e lasciarsi andare alle più semplici emozioni. Quelle che evitiamo continuamente per paura che siano troppo intense, per paura di non avere la forza di reggerle.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/7687915901</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/7687915901</guid><pubDate>Sat, 16 Jul 2011 16:19:16 +0200</pubDate></item><item><title>Se ti chiederò di leggere questo articolo, uccidimi!</title><description>&lt;!-- Generated by Markdown to HTML in MarsEdit --&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ho &lt;a href="http://www.ilmacminimalista.it/2011/07/buttati-in-mare/"&gt;appena pubblicato un pezzo&lt;/a&gt; su Il Mac Minimalista. Un pezzo che non sapevo se mettere qui o di là, ma alla fine ho preferito di là. Ma davvero, è importante averlo anche qui, quindi eccolo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;hr&gt;&lt;p&gt;Lo Zen parla tanto di accettazione. Accettare la nostra condizione, al fine di gustarne appieno ogni momento. Buono o cattivo che sia. L’accettazione come rassegnazione pacifica ma non passiva, l’accettazione come…&lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;… cammini lentamente sulla riva del mare. È sempre stato un po’ buffo per te il mare, sai benissimo che ti piace buttarti in acqua, sentire le onde che si infrangono sopra la tua testa mentre te, attento a non farti pizzicare gli occhi, stai pacatamente osservando il fondo in cerca di qualche animaletto, qualche conchiglia più bella delle altre. Il mare ti solleva, ti rende più leggero, una metafora che non sei mai riuscito a comprendere appieno.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Buttarsi, è il tuo problema, buttarsi significa patire un’intenso dolore per alcuni secondi. Sono brevi momenti di sofferenza, ma sono intensi. Chi è che vuole farsi del male di proposito, ti chiedi. Sei sempre riuscito ad arrivare al punto in cui il livello dell’acqua ti accarezza l’ombelico, gelandoti la pancia. Quando le onde ti sbattono contro il petto senti freddo e fai un passo indietro. Quante volte non sei riuscito a fare il bagno perché temevi troppo il momento del tuffo, quella sofferenza più reale di tante altre cose.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;È nel momento in cui decidi di gettarti nell’acqua più profonda, non incurante ma in piena accettazione del tuo destino, è in quel momento che capisci che la sofferenza è parte della tua vita. Una volta in acqua le onde continueranno a bagnarti le parti del corpo sopra il suo livello, il vento continuerà a farti venire dei brividi. Certe volte sarà perfino peggio di quando non eri bagnato.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;È solo nel momento in cui ti sei gettato che sei conscio della tua condizione mortale. Morirai. Vivrai una vita in cui sarai felice, riderai, giocherai coi tuoi figli; ma nella stessa vita vedrai tuo padre morire e rimarrai solo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;È solo nel momento in cui decidi di accettare la vita nella sua interezza che riesci ad apprezzarla appieno. Non ti chiederai più il perché degli eventi, ma li affronterai con una forza d’animo più forte che mai. Riuscirai a vincerli, anche nella sconfitta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma non ascoltare la mia lezione. Scoprila da solo. Quando incontrerai Buddha per strada, uccidilo! Quando ti consiglierò di leggere questo scritto, uccidimi! Solo l’esperienza riuscirà a provarti, ed è solo col tuo cammino in cui sarai solo che riuscirai a raggiungere l’illuminazione. Che altro non è che un parolone per descrivere l’accettazione della vita. Che altro non è che un parolone per descrivere il momento in cui decidi di buttarti in mare nonostante il freddo, perché sai che la sofferenza sarà accompagnata da così tanti momenti belli che te la faranno quasi dimenticare.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/7379756632</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/7379756632</guid><pubDate>Fri, 08 Jul 2011 13:30:35 +0200</pubDate></item><item><title>Trovato morto nudo mentre giocherellava con le sue parti intime a porta chiusa</title><description>&lt;p&gt;TROVATO MORTO NUDO MENTRE GIOCHERELLAVA CON LE SUE PARTI INTIME A PORTA CHIUSA. Immagina l&amp;#8217;imbarazzo dei tuoi genitori quando leggeranno il titolo sul giornale. Sarai la pecora nera che ha infangato il buon nome della famiglia. Una generazione di lavoratori che non si sono mai fatti nemmeno una canna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se ci pensi bene potresti prendere il tuo cane, legargli le zampe alle ruote dell&amp;#8217;auto e simulare un incidente. Potresti dire che quando l&amp;#8217;hai soccorso ti ha azzannato. Gli hai fracassato le costole per difesa personale. Gli hai ridotto le zampe in poltiglia per evitare che potesse attaccarti dal dietro e prenderti alla sprovvista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Potresti essere tutto questo e comunque rimanere l&amp;#8217;angelo che non doveva morire. Il mondo è ingiusto, assassini per strada e te morto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eri uno stronzo ma adesso i tuoi peccati sono stati rimessi. Con la morte non si discute, sulla morte non si scherza. Prendi la tua bara e baciala, perché adesso il ragazzino che ride sul tuo pisello non abbastanza lungo prenderà una sberla da sua madre. Esigo rispetto in questa casa. Bacia la tua bara e porgile rispetto. Adesso sei invincibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;TROVATO MORTO NUDO MENTRE GIOCHERELLAVA CON LE SUE PARTI INTIME A PORTA CHIUSA. Quanto sei ridicolo. Muore perché dal trampolino si butta e fracassa la testa sul muretto. Muore strozzato dalle cuffie dell&amp;#8217;iPod lasciato acceso tutta la notte. Muore mentre fa planking sul terrazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Niente di tutto questo succederà. La tua è una delle tanti morti bianche, i coglioni che anche i giornali si rifiutano di raccontare. Una vita scandita dai tuoi aggiornamenti di stato su Facebook, dove sei sempre sembrato una persona più stronza e più arguta di quello che sei. Tua madre ha dovuto pagare per un inserto 4x3 sul giornale locale. Il tuo pubblico non ti segue più.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sei diventato una piccola benedizione. Ormai la tua pagina è invasa da piccoli cuoricini di gente che ha parlato con te quattro volte. I tuoi migliori amici. Gente che sei sempre nei miei pensieri. Ti devi vergognare, hai creato un mostro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;TROVATO MORTO NUDO MENTRE GIOCHERELLAVA CON LE SUE PARTI INTIME A PORTA CHIUSA. Con la morte non si scherza.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/7237501305</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/7237501305</guid><pubDate>Mon, 04 Jul 2011 22:00:48 +0200</pubDate></item><item><title>Il mio “io” pensatore e' un gran figlio di puttana</title><description>&lt;p&gt;La più grande dote dell’uomo è il pensiero, nessuno lo metterebbe mai in dubbio. È il pensiero a distinguerci dagli (altri) animali, è il pensiero che ci ha permesso di andare sulla Luna — pensateci per un secondo, siamo andati sulla Luna! — ed è il pensiero che ha dato la possibilità all’umanità di prosperare. Anche gli altri esseri viventi pensano, siamo d’accordo, ma io intendo un certo tipo di pensiero, quello dell’uomo. La possibilità di analizzare situazioni complesse e capirne cause e conseguenze, nonostante le centinaia di variabili implicate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pensare è meraviglioso, ma pensare ti distrugge. Un mio conoscente ha scritto su Facebook: “La felicità delle persone è direttamente proporzionale alla loro ignoranza”. Lasciando un momento da parte la pseudo-discriminazione verso una certa fetta di popolazione che quella frase lascia a intendere, mi concentrerei sul suo significato: perché gli ignoranti sono felici? “Ignorare” = “non sapere”, “non sapere” è una diretta conseguenza del porsi poche domande. È una diretta conseguenza del non pensare — in un certo modo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La storia, o perlomeno la visione romantica lasciataci da essa, ci racconta che tutti i più grandi intellettuali del passato sono stati grandi pensatori e, in quanto tali, lacerati da questo “vizio”. Quando cominci a porti domande pesanti, quando lasci perdere preconcetti e pregiudizi, solo in quel momento si rivelano le questioni più essenziali e dolorose: cosa siamo? Qual è il nostro scopo, ammesso di averne uno? Cosa succederà alla nostra anima/spirito/mente dopo la nostra dipartita?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mio pensiero è stato forgiato da cinque anni di Liceo Scientifico, con un professore particolarmente capace e carismatico. So quindi la risposta &lt;em&gt;biologia&lt;/em&gt; a queste domande. Cosa siamo? Organismi governati dal nostro DNA. Abbiamo uno scopo? Sì, mantenerci in salute fino alla pubertà e giunto il momento procreare, procreare, procreare. Cosa ci succede dopo la morte? Niente. Lentamente i nostri organi smettono di funzionare, il corpo si decompone e le cellule vengono “smontate” da organismi che ne trarranno beneficio. E la nostra mente, dove va a finire? Come &lt;a href="http://blog.diegopetrucci.it/post/755302849/lintelligenza-artificiale-una-introduzione"&gt;ho detto tempo fa&lt;/a&gt;, la nostra mente, il nostro “io”, è solo un effetto collaterale dell’intricato ammasso di neuroni che compone il nostro cervello e dei vari sistemi che — salendo di complessità — troviamo, fino ad arrivare a ciò che chiamiamo pensiero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Uno scenario desolante, potrebbe dire qualcuno. Ma è davvero così? Se posso permettermi di dire la mia, be’, direi di no. Il mio calendario segna 29 Marzo 2011 e Wikipedia dà come popolazione mondiale il numero 6,9 miliardi. 6,9 miliardi. Siamo capaci di comprendere davvero questo numero? Pensate alle persone che conoscete: 20 persone dalle elementari, 20 dalle medie, 20 dalle superiori, 50 dall’università, 20 dal lavoro, 10 il vostro gruppo di amici, 20 familiari, più aggiungiamo un bonus di altre 50 anime al conto. Circa 200 persone. 200 persone sono molte meno di mille. Mille sono molto meno di diecimila, diecimila di cento mila, cento mila di un milione, un milione di dieci milioni, dieci milioni di cento milioni, cento milioni di un miliardo, un miliardo di 6,9 miliardi. E, ancora, sono sicuro di non aver reso l’enormità di questo numeretto. Ma passiamo avanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cosa siamo in confronto a centomila persone? Niente. Il mondo può benissimo continuare senza di noi e non battere ciglio. Presi individualmente siamo inutili. Ma questo è un buon motivo per smettere di vivere? Per lasciarsi dilaniare dalla complessità della vita? Riagganciandomi al ragionamento di prima; va bene, la nostra apparizione nel teatrino “Terra” è fugace, fragile e dalle poche conseguenze. Smettiamo di vivere, quindi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Il pensiero della morte è atroce”, recita continuamente un mio caro amico. “Il pensiero di poter a mala pena scalfire la direzione presa dall’umanità è atroce” mi sentirei di aggiungere. “Il pensiero di poter essere soltanto una pallida ombra di ciò che vorrei essere veramente è atroce”, continuerei. Potrei andare avanti, ma mi fermo qua.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni giorno devo combattere contro il mio “io” pensatore che pone domande scomode al mio “io” morale, al mio “io” pratico, al mio “io” quotidiano. Ma è quell’“io” maledetto che, come il maschio della mantide mentre si offre come pasto alla sua compagna che porta in grembo la propria prole, mi permette di andare avanti.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/4191522905</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/4191522905</guid><pubDate>Tue, 29 Mar 2011 23:07:00 +0200</pubDate></item><item><title>Prendi un pezzo di cuore e posalo sul tavolino, nei prossimi dieci minuti non ti servirà.</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;In occasione del terremoto in Abruzzo scrissi questo pezzo, credo sia arrivato il momento di ripubblicarlo:&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr&gt;&lt;p&gt;Prendi un pezzo di cuore e posalo sul tavolino, nei prossimi dieci minuti non ti servirà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Guardi fuori dalla finestra, c&amp;#8217;è la montagna bianca, la montagna guarda te. Ma quella non è una finestra, quella è lo spazio che ti separa dal non avere una pietra conficcata nella coscia. Ma è lontana, cazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E&amp;#8217; surreale di come le pietre, che ti hanno insegnato essere esseri senza anima, alla fine siano anche quelle che riescono a sopportare stagioni di magra e tempeste, notti fredde e cose come questa. Non hanno un carattere forte come te, ma questa volta, a differenza tua, non se stanno andando via.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C&amp;#8217;è perfino una casa, un muro, che sembra sorridere. Due quadri e una crepa. E&amp;#8217; il mondo che ti sfida, sei sbeffeggiato anche da un pezzo di casa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando intorno a te comincia a farsi tutto sempre più rossastro, e ti chiedi quale sia la causa anche se lo sai benissimo, è proprio in quel momento che rivedi il cuore che avevi lasciato sul tavolino. Prendilo e accarezzalo. Senti come pulsa?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C&amp;#8217;è sempre stato qualcosa di strano in te, hai sempre avuto due anime, due anime diverse ma che si completavano a vicenda. Ma ora che il cuore lo tieni tra le tue mani, e non è più tuo, lascia perdere. Guardi ancora, e la montagna comincia ad annebbiarsi. Sembra quasi che la montagna si sia stufata di guardarti, di guardare quelle che una volta erano delle case, e quella che era felicità. Non rimane più niente di tutto questo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sei sfinito. Ti sembra un&amp;#8217;eternità da quando hai visto il lampadario cominciare a muoversi, sembrano passati anni. La barba ti arriva al collo, e te sei ancora qui a perdere sangue. Ti giri ancora verso la montagna, ma non la vedi. La montagna ha deciso di smettere di guardare questo orrore. E dici che ha ragione. Sei stufo anche te.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/3786791983</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/3786791983</guid><pubDate>Fri, 11 Mar 2011 18:25:17 +0100</pubDate></item><item><title>Non sapevo come dirvi mi dispiace, e ho deciso di dirvelo così</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Così come l&amp;#8217;altro, anche questo pezzo lo scrissi qualche anno fa, circa quattro. Un pensiero dedicato alle vittime di un terremoto - non ricordo quale purtroppo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;h2&gt;&amp;#8212;-&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Prendi un pezzo di cuore e posalo sul tavolino, nei prossimi dieci minuti non ti servirà.&lt;/p&gt;

&lt;hr&gt;&lt;p&gt;Guardi fuori dalla finestra, c&amp;#8217;è la montagna bianca, la montagna guarda te. Ma quella non è una finestra, quella è lo spazio che ti separa dal non avere una pietra conficcata nella coscia. Ma è lontana, cazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E&amp;#8217; surreale di come le pietre, che ti hanno insegnato essere esseri senza anima, alla fine siano anche quelle che riescono a sopportare stagioni di magra e tempeste, notti fredde e cose come questa. Non hanno un carattere forte come te, ma questa volta, a differenza tua, non se stanno andando via.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C&amp;#8217;è perfino una casa, un muro, che sembra sorridere. Due quadri e una crepa. E&amp;#8217; il mondo che ti sfida, sei sbeffeggiato anche da un pezzo di casa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando intorno a te comincia a farsi tutto sempre più rossastro, e ti chiedi quale sia la causa anche se lo sai benissimo, è proprio in quel momento che rivedi il cuore che avevi lasciato sul tavolino. Prendilo e accarezzalo. Senti come pulsa?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C&amp;#8217;è sempre stato qualcosa di strano in te, hai sempre avuto due anime, due anime diverse ma che si completavano a vicenda. Ma ora che il cuore lo tieni tra le tue mani, e non è più tuo, lascia perdere. Guardi ancora, e la montagna comincia ad annebbiarsi. Sembra quasi che la montagna si sia stufata di guardarti, di guardare quelle che una volta erano delle case, e quella che era felicità. Non rimane più niente di tutto questo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sei sfinito. Ti sembra un&amp;#8217;eternità da quando hai visto il lampadario cominciare a muoversi, sembrano passati anni. La barba ti arriva al collo, e te sei ancora qui a perdere sangue. Ti giri ancora verso la montagna, ma non la vedi. La montagna ha deciso di smettere di guardare questo orrore. E dici che ha ragione. Sei stufo anche te.&lt;/p&gt;

&lt;hr&gt;&lt;p&gt;Ormai è tardi, non troveremo nessuno. Cazzo. Aspetta, ho visto qualc.. Sì, sì, quello è sangue. Sembra fresco, qua sotto c&amp;#8217;è qualcuno.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/3766689586</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/3766689586</guid><pubDate>Thu, 10 Mar 2011 19:34:00 +0100</pubDate></item><item><title>Voglio morire perché sono già morto</title><description>&lt;p&gt;Perché non muoio ora. Perché non muoio ora.  Oggi mi sono visto allo specchio: ho visto come sono realmente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi ricordo quando lessi quel libro su un uomo solo, un uomo contro i vampiri. Lentamente impazziva. No, io sono lucido. E&amp;#8217; questo il mio problema.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono solo. Perché non muoio ora. Perché non muoio. Gli altri li posso vedere, ma loro non vedono me. Oggi ero vicino a uno di loro, oggi ero solo. Se n&amp;#8217;è andato. Non ha preso vestiti, non ha portato niente con sé: ha detto che se ne andava perché non gli andava bene cosa era diventato. E&amp;#8217; partito, si è lasciato tutto dietro le spalle. Ma lui è rimasto uguale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non so fra quanto tempo farò la cosa giusta. Desidero morire ma non mi uccido; non ho il coraggio. Forse mi è sempre mancato quello.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oggi ero tra di loro, ma non ero con loro. Non ci sono mai stato. Per tanto tempo ho dato la colpa a qualcosa di più grande, mi sono tolto la colpa. E sono stato bene. Poi è passata, era troppo facile. Sono un codardo, perché non muoio. Perché non muoio ora.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non capisco come fanno loro. Io non ci riesco. Non ce la faccio proprio. Mi sono chiesto perché non muoio, e me lo chiedo ancora. Io non mi uccido, sono morto. Non riesco ad ammazzarmi perché sono già morto.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/3708350405</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/3708350405</guid><pubDate>Mon, 07 Mar 2011 22:40:00 +0100</pubDate></item><item><title>"I lutti, ce ne son di due tipi:
i lutti che uno muore, ciao, e lì non c’è un cazzo da fare,
e i..."</title><description>“I lutti, ce ne son di due tipi:
i lutti che uno muore, ciao, e lì non c’è un cazzo da fare,
e i lutti che sei tu, nella tua testa, che devi ammazzare una persona
che invece esiste, cammina, vive
respira
scopa, anche, magari anche bene,
insomma sta sul tuo stesso pianeta, che è intollerabile
specie quando sei sicuro che quella lì è la persona della tua vita, quella giusta
e ogni secondo passato a star lontani
è uno spreco di perfezione
e quindi niente, questa persona qua è viva, lutto un paio di palle
e tu la vorresti accanto nei tuoi giorni belli, e meno belli
e farle capire che con te potrà essere sempre se stessa
e prendere le sue paure e farle piccoline
e dirle le cose senza bisogno di dirle
e tenerla per mano tutta la vita”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://stark.diludovico.it/2011/01/10/poesia-damore/"&gt;Perché no? » Blog Archive » Poesia d’amore&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non ho parole.&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/2995209664</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/2995209664</guid><pubDate>Sat, 29 Jan 2011 17:54:48 +0100</pubDate></item><item><title>Siamo tutti dei ladri ed è la cosa più normale del mondo</title><description>&lt;p&gt;Oggi sui giornali locali è arrivata la notizia della protesta dei genitori delle scuole elementari di un paese vicino a causa dell’aumento di un Euro delle spese per la mensa, passate da 3 a 4 Euro. Si parla di quattro Euro per un pasto completo, non della massima qualità - ma completo. Nel momento in cui sono venuto a conoscenza della protesta mi sono lasciato andare ad una fragorosa risata: protestare per un aumento di un Euro è veramente ridicolo, soprattutto se si tratta di far mangiare tuo figlio! In seguito mi è stato fatto notare che il problema sta a monte, l’aumento è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il problema fondamentale è che ci sono certi bambini (e quindi i genitori) che non pagano per mangiare. Si tratta di figli di immigrati, che siano marocchini, tunisini, albanesi poco importa; mentre tutti ogni giorno pagano quattro Euro per mangiare loro si cibano a spese dello stato, o, per rendere la situazione più chiara, si cibano a spese delle altre famiglie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_lfhiedXaC31qa6n2i.jpg" alt=""/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non dare da mangiare a questi figli di immigrati è - ovviamente - fuori questione; abbiamo una testa e la possiamo usare per capire che non sono loro a non pagare il costo della mensa, le loro “colpe” dipendono dalla malafede dei genitori. E, sinceramente, a trovarsi di fronte uno scricciolo alto poco più di un metro che visibilmente affamato chiede un piatto di pasta, sfido anche la persona meno empatica del mondo a non concederglielo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel ragionare su questo avvenimento ho capito che la colpa non è nemmeno da far ricadere ai genitori di questi bambini. Chi, messo nella situazione di poter arrotondare qualche decina di Euro, non lo fa? Mi spiego meglio. Cercate di ricordare gli ultimi lavori che avete fatto o gli ultimi acquisti, non importa. È successo almeno una volta che abbiate ottenuto qualcosa (oggetto, pagamento) in nero? Vale anche se solo una parte dell’acquisto è stato fatto illegalmente. Ho usato la parola “illegalmente” perché di questo si tratta il “nero”, è rubare allo stato non pagando le dovute tasse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Credo che pochi abbiano la coscienza pulita. Ma non vergognatevene, è una cosa normalissima (ma non per questo giusta!) che capita a chiunque. Nella mia università, ad esempio, ci sono vari distributori di merendine/bibite che non erogano il resto nel momento di un acquisto. Ovvero: compri una bottiglia di acqua che costa 40 centesimi, ma non avendo due monete da 20 ne inserisci una da 50 e 10 centesimi rimangono come credito nel distributore. Inoltre, sono disponibili delle “chiavette” che permettono di fare acquisti senza doversi portare soldi dietro, funzionano come le carte Poste-Pay, ovvero sono pre-ricaricabili. Be’, è pratica comune aggirarsi con queste chiavette e “mangiarsi” il resto lasciato nelle macchinette da altre persone, ottenendo così un guadagno a fronte di una spesa nulla. È legale questa procedura? Non direi proprio! Eppure in molti la attuano, io per primo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Riuscite a vedere il nesso tra la vicenda della rivolta della mensa e i non-pagamenti effettuati al nero? In caso negativo ve lo delineo in un modo più diretto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fondamentalmente siamo tutti dei ladri. Perché comprare/pagare al nero si tratta di non pagare tasse allo stato e di conseguenza rubare alle altre persone (anche se indirettamente). Lo ripeto un’altra volta: se avete mai fatto qualcosa al nero siete dei ladri. Ma dov’è la differenza tra i 200€ non pagati allo stato nell’acquisto al nero del vostro nuovo portone di casa e i 4€ giornalieri non pagati dai genitori immigrati? Ve lo dico io: NESSUNO.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Voglio chiarire un aspetto, però, prima di continuare con la mia argomentazione. Lungi da me difendere questi genitori che fanno mangiare i figli nella mensa senza pagare, sono semplicemente dei ladri. Non difendo nemmeno chi rubacchia - un pochino - allo stato (o ad altri). Son entrambi atti riprovevoli e da condannare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il problema è che consideriamo illegale, o ingiusto, o condannabile, o “oh mio dio che persone di merda a farlo”, solo le cose che non facciamo anche noi. Scaricare illegalmente un’applicazione per iPhone da 10€ va bene perché costa troppo (e lo stiamo facendo noi, che siamo puri e nobili d’animo), ma far mangiare gratuitamente il figlio di otto anni alla mensa alle elementari è un atto punibile con la pena di morte (ecchecavolo, io i 4€ li pago!)&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A volte prima di sputare sentenze e condannare il comportamento di altre persone, be&amp;#8217;, bisognerebbe farsi un esamino di coscienza.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/2893270905</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/2893270905</guid><pubDate>Sun, 23 Jan 2011 17:36:00 +0100</pubDate></item><item><title>ourtimes:

submitted by Diego Petrucci</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_kvih6a8ESB1qabc53o1_r1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://ourtimes.tumblr.com/post/309540167/submitted-by-diego-petrucci" class="tumblr_blog"&gt;ourtimes&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;submitted by &lt;a href="http://blog.diegopetrucci.it"&gt;Diego Petrucci&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/2624169469</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/2624169469</guid><pubDate>Thu, 06 Jan 2011 17:26:57 +0100</pubDate></item><item><title>Di religione, Dio e spiritualismo</title><description>&lt;p&gt;Pochi secondi fa ho pubblicato su Facebook una vignetta:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src="http://media.tumblr.com/tumblr_ldld4jY2ly1qa6n2i.png" alt=""/&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Aggiungendo:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Un grosso, enorme, gigantesco vaffanculo a Dio, gli oroscopi, il malocchio e tutte le stronzate che la gente si inventa per non essere obiettiva e riconoscere le proprie colpe.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Nei commenti ho avuto modo di chiarire la mia situazione riguardo alla religione e a Dio. Ve li cito interamente perché credo di essere riuscito a rendere al meglio i miei pensieri sintetizzandoli in poche frasi (io sono tutto fuorché sintetico) ma mantenendo, comunque, una discreta chiarezza. Il primo commento:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Il problema di Dio è che è una scusa. Sono buono solo perché così andrò in paradiso. Non faccio cattiverie così non vado all&amp;#8217;inferno. No cazzo, così è troppo facile! Devi essere buono perché SAI che essere buoni è la cosa giusta, non perché te lo impone la mammina.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;E infine il secondo e ultimo:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Non ho alcun problema con filosofie spirituali come Zen e amici belli, io stesso sono un &amp;#8220;accanito fan&amp;#8221; dello zen, per dirla semplice. Ma queste devono essere idee a cui aspirare, vie leggermente tracciate, non strade a senso unico. Altrimenti ci si riduce ad essere semplici pecore che chinano la testa e dicono di sì.&lt;/p&gt;
  
  &lt;p&gt;Il mio problema è con quelli che credono in Dio che dice &amp;#8220;i gay sono contro natura&amp;#8221; e &amp;#8220;non usate i preservativi sennò vi spedisco all&amp;#8217;inferno&amp;#8221;. Le famose parole &amp;#8220;ama il prossimo tuo come te stesso&amp;#8221;, invece, sono quanto di più meraviglioso sia mai stato detto sulla Terra.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;hr&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Aggiornamento del 21/12/10, ore 23:27.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href="http://energio.tumblr.com/"&gt;Energio&lt;/a&gt; chiede:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Mi permetto di evidenziare una piccola falla nel tuo ragionamento quando dici che “SAI che essere buoni è la cosa giusta”. Per inciso, non voglio disquisire su Dio, ma solo sulla “ragione”. Come fai a saperlo che essere buoni è la cosa giusta?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Ti direi &amp;#8220;boh&amp;#8221;. Il saper discriminare tra giusto e non giusto deriva dalle tue regole morali. Persone diverse hanno principi morali diversi, perciò cercare un minimo comune denominatore tra di esse diventa un bel pattume. La regola generale è: segui i tuoi principi morali e cerca di fare in modo che non contrastino con la legge. A nessuno piace andare in galera. Il resto sono sfumature di grigio, non colori netti come il bianco e il nero.&lt;/p&gt;</description><link>http://blog.diegopetrucci.it/post/2351460116</link><guid>http://blog.diegopetrucci.it/post/2351460116</guid><pubDate>Fri, 17 Dec 2010 22:36:00 +0100</pubDate></item></channel></rss>

